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7 Maggio 2011

Quaranta minuti di un Battiato inedito all’Università della Calabria

Quaranta minuti di un Battiato inedito quello che s’è visto martedì scorso nell’Aula Magna”Beniamino Andreatta” dell’Università della Calabria.
Chi pensava di trovarsi davanti ad un sacerdote depositario di chissà quale verità è rimasto deluso.

Gli altri, tutti quelli che hanno affollato le gradinate dell’Aula Magna dell’ Ateneo cosentino hanno gradito e si sono divertiti tantissimo. Almeno a giudicare dai tanti applausi che hanno accompagnato ogni sua risposta alle domande del Professor Nuccio Ordine il quale non ha potuto resistere al fascino carismatico di un uomo che nemmeno davanti alle occasioni ufficiali rinuncia alla tentazione di stravolgere i copioni prestabiliti.
Niente cattedra per lui: una comoda e comune poltrona invece. Questo per azzerare la distanza tra lui e il suo pubblico e caricarsi di tutta l’energia dei suoi fans e allontanare da lui almeno per un po’ l’antico disagio che lo porterebbe a restar chiuso nella sua casa alle pendici dell’Etna se solo potesse.

Quella riverenza che ha contraddistinto la fase iniziale dell’evento caratterizzata dai saluti del Rettore dell’Università e del Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia Professor Raffaele Perrelli, che ha ricordato la figura di Alain Segonds, illustre presidente dell’Accademia delle Belles Lettres di Parigi e prezioso collaboratore dell’ Università Della Calabria, scomparso all’età di 69 anni poche ore prima e subito dopo ha messo in evidenza lo straordinario lavoro di Battiato che attraverso la sua opera teatrale ha restituito valore a Telesio facendolo uscire dai rigidi schemi letterario – filosofici e facendolo conoscere al grande pubblico.
Lo stesso ha fatto il tesoriere del comitato per i festeggiamenti dei cinquecento anni dalla nascita di Telesio, il professor Bondì, il quale ha ringraziato l’artista catanese esaltandone il suo enorme valore artistico.
Esaurite le formalità di rito parte l’intervista che si sviluppa su toni amichevoli e melodie delicate capaci di penetrare comunque il dionisiaco mondo di Franco Battiato.
Veniamo così a sapere della sua infanzia disagiata e un po’ tribale circondato dalle grazie delle amorevoli zie, il rapporto controverso con il mondo della scuola e l’università abbandonata dopo sei mesi e quattro esami, della sua primigenia ricerca primitiva e un po’ selvaggia di una verità interiore e la scoperta del misticismo orientale, il rifiuto del dogmatismo cattolico e delle imposizioni della chiesa.

Un umorismo snello e sferzante quello di Battiato che non risparmia neanche i poteri forti colpito dall’artista catanese nelle sue congenite deformazioni che diventa monito acceso e accorato quando si parla dell’acqua a rischio privatizzazione e del nucleare da rifiutare.
Un Battiato davvero inedito dall’umorismo snello e saettante capace di uniformarsi al pubblico e senza alcuno snobismo di immergersi nella folla senza farsene tuttavia travolgere ed una promessa finale che rincuora tutti: un giorno Franco Battiato tornerà lì in mezzo a loro ad eccitarsi ancora .
Aveva fretta Franco ala fine.
Il richiamo di qualcosa di più alto e imponente si sentiva fin dalla quinta fila e un innocuo sospetto emergeva sovrano: Franco Battiato alla fine è rimasto sempre se stesso: un uomo costantemente alla ricerca della verità. La verità, infatti, non aspetta nessuno. Nemmeno le star.

Gaetano Santandrea

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