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2 giugno 2011

Ancora una volta l’On Rita Borsellino contro la criminalità organizzata

L’Università Gabriele D’Annunzio, attraverso l’impegno della Facoltà di Scienze della Formazione e insieme all’Unione degli Industriali di Chieti-Pescara, ha ospitato l’on. Rita Borsellino, per discutere di cultura e formazione alla legalità con imprenditori e studenti dell’Università e con gli studenti delle scuole secondarie della regione, presso l’Auditorium del Rettorato a Chieti.

Rita Borsellino, sorella del magistrato Paolo, in seguito all’assassinio del fratello, è divenuta uno dei principali testimoni della lotta alle criminalità organizzate, impegnandosi attivamente nel campo dell’educazione alla legalità democratica.

Nel 2005 si è candidata alla carica di Governatore della Regione Sicilia e dal 2009 è membro del Parlamento Europeo.

La Borsellino – ha spiegato il prof. Gaetano Bonetta, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione – è da tempo dedita al mondo dell’associazionismo ed è attiva nella promozione di una politica vicina alla gente, che affonda le sue radici sull’attività partecipata.

L’on. Borsellino sostiene a livello europeo l’implementazione delle politiche rivolte alle giovani generazioni.

Lavora per promuovere l’imprenditoria giovanile italiana, per garantire più fondi per il diritto allo studio, per incentivare i programmi comunitari, come l’Erasmus e il Leonardo, destinando maggiori risorse agli studenti.

L’On. Rita Borsellino – conclude il prof. Bonetta – si batte anche perché vengano attivate apposite borse di studio per sostenere il reddito di tutti quei giovani che intendono accedere alle migliori università europee.

Durante il convegno svoltosi alla D’Annunzio l’On. Rita Borsellino ha spiegato bene come la mafia siciliana ha avuto ed ha una grande capacità di comunicazione per cui si è appropriata di concetti, di valori, di parole che erano positivi e li ha fatti propri trasformandoli completamente, basta pensare all’uomo d’onore, all’onerata società o ad alcuni simboli come la coppola, che in realtà era il copricapo dei contadini.

La mafia ha fatto in modo che questi concetti diventassero positivi persino per le persone che opprimeva.

La mafia usa persino la parola dignità, infatti una delle offese più gravi tra mafiosi è considerare l’altro senza dignità.

L’On Borsellino ha ricordato come l’anno dopo l’omicidio del fratello Paolo Borsellino, seguì l’omicidio di Don Puglisi e nel quartiere Brancaccio, lei stessa organizzò una manifestazione un mese dopo i funerali di Padre Puglisi.

In quel quartiere ad alta densità mafiosa, portando anche le scuole, e tantissime altre persone che venivano dall’esterno e racconta come le finestre, le persiane erano tutte chiuse, poi ci fu una signora anziana che mise fuori un lenzuolo bianco, il corteo si fermò e l’applaudì e in seguito ad una ad una si aprirono tante finestre con appese lenzuola bianche.

Il coraggio si trasmetteva da una finestra all’altra.

Non durò molto, perché ancora oggi il quartiere Brancaccio è fortemente controllato dalla mafia, ma il metodo è questo.

Ma non dobbiamo rassegnarci, dobbiamo avere la capacità che ebbero Falcone e Borsellino che sapevano perfettamente di essere soli.

Giancarlo Caselli, quando si insediò a Palermo dopo la morte di Paolo Borsellino disse non sono stati loro a fare un passo avanti, ma siamo stati tutti noi a fare un passo indietro lasciandoli soli.

Potrebbe sembrare un paradosso, ma non è un caso che le mobilitazioni di massa avvengono dopo che qualcuno viene ammazzato, non è la sconfitta, ma suscita dentro di noi un senso di dignità che ci porta a non essere da meno, a pensare hanno ammazzato lui perché forse non c’ero io accanto.

La scuola è uno strumento importantissimo ed è gravissimo quello che si sta facendo, prosegue la Borsellino, nei confronti della scuola perché si toglie quello che in questi anni è stato un elemento essenziale nella presa di coscienza nell’assunzione di responsabilità.

La scuola ha fatto l’operazione di consegna della memoria, ha date le chiavi di lettura e se tutto questo non si potrà più fare e verrà ostacolato dalla struttura stessa della scuola che non avrà più la possibilità, né il tempo, né i mezzi per poterlo fare, sicuramente sarà un danno enorme a scapito delle generazioni future.

Cultura e formazione alla legalità: è questo un tema di estrema importanza.

Noi, oggi dobbiamo recuperare l’etica, la legalità.

Noi dobbiamo adoperarci affinchè le norme, i principi, i valori possano tornare a gestire la nostra interazione sociale, le relazioni economiche e culturali.

Purtroppo le relazioni oggi sono inquinate da forme di distorsioni e di trasgressione preoccupanti.

Oggi la mafia è n’drangheta, camorra, sacra corona e si va diffondendo in modo capillare nella società non solo italiana, ma anche europea.

A livello europeo si comincia a parlare di mafie vecchie e nuove
grazie a Rita Borsellino.

Le mafie non sono solo estorsioni economiche, ma le manipolazioni, le estorsioni culturali, le estorsioni intellettuali, le estorsioni psicologiche, sono le violenze grandi e piccole verso i deboli , verso i diversi.

Dobbiamo fuggire dalle forme di demagogia e recuperare un senso etico.
Bisogna che l’uomo si formi in una condizione in cui non si può fare a meno delle norme e quindi della legalità.

La mafia non è soltanto un fenomeno criminale.

E’ costume economico, sociale, culturale e psicologico.

Lucia Iorio

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