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14 giugno 2011

Fermare la proteina più antica del mondo per sconfiggere i tumori

Un team dell’Ateneo “Avogadro” e del San Raffele di Milano ha scoperto come intervenire sulla proteina eIF6 per fermare la genesiUn team dell’Ateneo “Avogadro” e del San Raffele di Milano ha scoperto come intervenire sulla proteina eIF6 per fermare la genesi

Un gruppo di ricercatori dell’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro” e del San Raffaele di Milano, in collaborazione con IFOM-IEO di Milano, ha scoperto che la modulazione della eIF6, proteina fondamentale per la crescita delle cellule tumorali, determina la riduzione della crescita tumorale. I risultati della ricerca, pubblicati oggi, 14 giugno, sulla prestigiosa rivista scientifica “Cancer Cell”, potranno contribuire a creare nuovi farmaci per bloccare l’attività della eIF6 e alla riduzione dell’oncogenesi.

La EIF6 è una proteina molto antica, presente già nei lieviti e conservata evolutivamente fino all’uomo; essa è infatti necessaria per la vita di tutte le cellule, poiché regola due fenomeni: la produzione di ribosomi – cioè gli apparati che sintetizzano le proteine – e il loro uso efficiente. In passato gli scienziati avevano già dimostrato che la eIF6 era molto abbondante nei tumori e avevano scoperto che tale proteina era necessaria per la trasformazione da cellula normale a cellula neoplastica.

Per capire se la modulazione della quantità di eIF6 fosse importante nei processi di crescita tumorale e potesse rappresentare un eventuale bersaglio farmacologico, in questo studio è stata valutata la conseguenza della manipolazione di eIF6 in alcuni modelli sperimentali. In particolare è stato studiato un modello “murino di linfoma”, una neoplasia del tessuto linfoide, che nell’uomo costituisce la quinta causa di morte per cancro.

Gli scienziati, coordinati dal professor Stefano Biffo, professore associato di Anatomia comparata e Citologia presso il Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Vita di Alessandria e responsabile dell’Unità di Istologia molecolare, hanno dapprima verificato che i livelli di eIF6 raddoppiavano durante il processo di trasformazione tumorale di cellule precursori dei linfociti B in cellule di linfoma; poi hanno dimostrato che la riduzione del 50% dei livelli di eIF6 in modelli murini di linfomi raddoppiava la sopravvivenza degli animali, senza generare effetti negativi secondari. Hanno quindi cercato di capire quale fosse il meccanismo molecolare attraverso cui l’attivazione di eIF6 potesse influire sul processo di trasformazione cellulare dei linfociti B in cellule tumorali. I ricercatori hanno scoperto che l’attivazione della proteina eIF6 avviene attraverso la modificazione di una parte specifica di eEF6 conosciuta come “Serina 235”. La Serina 235 viene modificata attraverso un processo detto fosforilazione, da parte di un enzima detto PKCbeta, presente nelle cellule di linfoma. Inibendo la modificazione di Serina 235, viene ridotta l’attività della proteina, con la conseguente inibizione del processo di crescita cellulare e dell’oncogenesi.

In conclusione, lo studio ha dimostrato che la riduzione dei livelli di proteina eIF6 e dell’attività di Serina 235 della stessa proteina possono generare una riduzione dell’oncogenesi e della crescita tumorale; il prossimo passo sarà cercare composti farmacologici che possano bloccare completamente l’attività della proteina eIF6.

«È chiaro – ha affermato il professor Biffo – che la riduzione dell’attività citoplasmatica di eIF6 riduce sia l’oncogenesi che la crescita del tumore, senza avere particolari effetti dannosi sui tessuti norma

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