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23 giugno 2011

Ipertensione resitente ai farmaci: A Catanzaro si sperimenta una nuova cura

In molti casi il Sud Italia e in particolare la Calabria, balzano agli onori della cronaca, per casi di malasanità. Spesso si punta il dito contro ospedali e strutture mediche del meridione additandoli come esempi negativi. La realtà come accade frequentemente, tuttavia è più sfaccettata più complessa di quanto appare. Nel mezzogiorno d’Italia non mancano difatti i poli di eccellenza dove si registrano eccellenti casi di sanità all’avanguardia , pionieristica e decisamente positiva.

Un esempio lampante, a riguardo è il polo di cardiologia universitaria dell’Università magna Grecia di Catanzaro, dove, lo scorso 20 Giugno, per la prima volta in Calabria, è stato effettuato, l’innovativo intervento di simpaticectomia renale mediante radiofrequenza per curare l’ipertensione arteriosa. Il professore Ciro Indolfi, Direttore della Cattedra di Cardiologia dell’Universita’ Magna Graecia di Catanzaro e dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Mater Domini, coadiuvato dall’equipe del laboratorio di Emodinamica, ha effettuato questo intervento che apre una nuova frontiera per il trattamento dell’ipertensione arteriosa.

Nello specifico l’ intervento agisce nella cura dell’ipertensione arteriosa resistente alle cure farmacologiche. Un problema quello dell’ipertensione resistente ai farmaci che investe il 50% dei pazienti ipertesi su scala europea, i quali presentano valori pressori alti anche se assumono farmaci ipotensivi e sono spesso costretti a seguire una terapia d’urto fortemente invasiva e ad assumere anche quattro farmaci contemporaneamente per limitare i danni della patologia, senza avere benefici di grossa portata.

La simpaticectomia renale mediante l’applicazione della radiofrequenza nel tronco delle arterie renali è stata resa possibile del tutto recentemente.

Dal punto di vista tecnico e medico si agisce mediante,
una puntura, effettuata in anestesia locale, dell’arteria femorale permette di raggiungere con un piccolo catetere di circa 2 millimetri di diametro le arterie renali. Attraverso questo catetere, si inserisce un elettrodo che eroga energia, sotto forma di radiofrequenza, la quale viene applicata in punti separati di entrambe le arterie renale. Il calore generato dalla radiofrequenza a livello della parete del vaso comporta la distruzione delle fibre nervose simpatiche che decorrono sulla sua porzione più esterna, interrompendone l’azione sul rene. Infatti, ormai da molti anni si conosce e si studia la relazione tra il sistema nervoso e i reni, che sono gli organi più importanti per il controllo della pressione arteriosa, attraverso complicati meccanismi.

La tecnica percutanea di simpaticectomia renale mediante radiofrequenza è poco invasiva, semplice e priva di rischi importanti. La degenza dura solo due giorni ed il paziente può essere dimesso dopo 24 ore dalla procedura.
A distanza di un tempo variabile fra 3 giorni e 3 mesi, si palesano i benefici del trattamento, con una riduzione dei valori pressori che spesso richiede la riduzione del dosaggio e/o dei numero dei farmaci anti-ipertensivi assunti.

Dunque, grazie a questa nuova sperimentazione tecnica, la struttura catanzarese, ha a disposizione la possibilità di agire più efficacemente e tempestivamente. Un risultato quindi, di enorme rilevanza che da lustro alla
nostra terra.

Vincenzo Amone

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