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7 luglio 2011

La nostra società come una tragedia greca

Medea costituisce uno dei personaggi più celebri del mondo classico, per forza drammatica, complessità ed espressività. A tutto ciò, i ragazzi della Sapienza, hanno saputo dare un sapore di attualità. Venerdì 15 luglio, presso il cortile di Palazzo Orsini a Monterotondo, il progetto Theatron – Teatro Antico alla Sapienza, in collaborazione con il dipartimento di Scienze dell’antichità, presenta lo spettacolo teatrale Medea di Euripide.

Ad organizzare la rappresentazione è il Comune di Monterotondo con il patrocinio della Provincia di Roma.
Sul palcoscenico saliranno professionisti del settore ma anche studenti della Sapienza che hanno contribuito alla realizzazione dello spettacolo.

Lo spettacolo si basa su una nuova traduzione del testo di Euripide, realizzata nell’ambito di un workshop coordinato da Anna Maria Belardinelli, docente di Storia del teatro greco e latino presso l’Università di Roma La Sapienza, mentre la messa in scena è il risultato di un laboratorio coordinato da Giovanni Greco, regista, attore e traduttore.

La tragedia greca, messa in scena da Euripide nel 431 a.C., narra la vicenda di Medea, nata nella lontana Colchide, e di suo marito Giasone.
La serenità della famiglia viene presto rotta da Creonte, re della città, il quale vuole dare sua figlia Glauce in sposa a Giasone, dando così a quest’ultimo la possibilità di successione al trono.
Giasone accetta la proposta di Creonte , e si vede costretto perciò ad abbandonare sua moglie Medea.

Vista l’indifferenza di Giasone, malgrado la disperazione della donna, Medea medita una tremenda vendetta. Fingendosi rassegnata, manda in dono un mantello alla giovane Glauce, la quale, non sapendo che il dono è pieno di veleno, lo indossa per poi morirne fra dolori strazianti. Il padre Creonte, corso in aiuto, tocca anch’egli il mantello, morendo.

Ma la vendetta di Medea non si esaurisce qui. Per assicurarsi che Giasone non abbia discendenza, uccide i figli avuti con lui, condannandolo all’infelicità perpetua.
Una tragedia che si connota per la crudeltà, l’amoralità di Medea, che senza pietà uccide i suoi stessi figli.
Una vicenda che si costruisce sull’odio, sul rancore, e sulla vendetta spietata.

Una tragedia greca per l’appunto, ma che si rende allo stesso tempo attualissima in una società in cui regna il principio della sopraffazione a tutti i costi.

Che la nostra contemporaneità sia una tragedia greca ?? Può darsi.
Quello che è certo è che lo spettacolo che ne è uscito si propone una rilettura dell’opera di Euripide non convenzionale con l’intento di affrontare l’attualità più drammatica dei nostri giorni, trascendendo la cronaca sul piano del mito.

Margherita Teodori

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