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30 luglio 2011

L’Unipa aiuta le vittime del conflitto libico

Era il 17 febbraio quando, dopo una rivolta iniziata sui blog e continuata per le strade di Bengasi, iniziò in Libia una guerra civile che ancora ad oggi vede una difficile fine. I rivoltosi libici, dopo i primi successi, coadiuvati anche da una coalizione di alcuni paesi facenti parte della NATO, tra cui l’Italia, hanno dovuto subire diverse controffensiva da parte del regime del colonnello Gheddafi. A tutt’oggi la situazione è ancora in fase di stallo e la guerra ha provocato migliaia di moti e di feriti.

La conclusione del conflitto non avverrà in tempi brevi e il conto delle vittime, soprattutto civili, rischia di aumentare costantemente. L’Italia si è mostrata subito interessata alla situazione libica, inviando quasi subito un contingente militare a sostegno dei ribelli e concedendo alle forze della coalizione l’utilizzo delle basi aeree presenti sul suolo nazionale.

Il sostegno dato ai ribelli libici ha scatenato diverse polemiche in Italia, cosa che avviene puntualmente ogni volta che i nostro Paese decide di mobilitarsi inviando truppe e concedendo supporto logistico in zone di guerra. Le polemiche sono note e, per motivazioni diverse, sono state bipartisan. Come andrà a finire il conflitto non ci è dato sapere, quello che è noto è che, come sempre, chi ci rimette è la popolazione civile.

Cosa fare per aiutare? Come muoversi? Bene, una risposta concreta ci viene fornita dall’Università di Palermo, o meglio dal Policlinico della stessa, che ha accolto nella giornata di ieri 18 feriti gravi provenienti proprio dalle zone di guerra. In totale le persone che riceveranno cure mediche all’interno della struttura palermitana sono 18, tra le quali una donna. I feriti, che hanno ricevuto le prime cure mediche d’urgenza in Libia, sono arrivati con un aereo militare, per poi essere trasportati al Policlinico “Paolo Giaccone”.

I feriti – spiega il preside della facoltà di Medicina e Chirurgia Giacomo De Leohanno riportato ferite multiple e sono stati già operati a Bengasi per essere stabilizzati e quindi trasportati a Palermo. I pazienti verranno portati in “Chirurgia d’urgenza” e poi ricoverati nei vari reparti.

La collaborazione fornita dall’istituto fa parte di un accordo che il Ministero degli Affari Esteri ha siglato con Autorità temporanea di Bengasi. L’Università di Palermo fornirà così un aiuto veramente concreto alle popolazioni in guerra, aiuto che avverrà senza tanti slogan e proclami che spesso accompagnano questo tipo di situazioni.

Va anche sottolineato che l’intervento dell’università siciliana non finirà qui. A settembre verrà inviata in Libia una equipe medica per svolgere un’attività non soltanto sanitaria, ma anche disciplinare.

Il rettore dell’università Roberto Lagalla ha così commentato: questo è l’esito di una collaborazione che dura da diverso tempo tra Italia e Libia ed è frutto del lavoro e della cooperazione con il Ministero degli Affari Esteri che ci porta a svolgere un’attività di formazione nel bacino del Mediterraneo.

Ci auguriamo tutti che per il bene delle popolazioni civili libiche altre università seguanoil buon esempio di Palermo.

Francesco Tamburrino

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