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25 luglio 2011

Ricercatori italiani scoprono i “giardinieri” del cervello umano

Il cervello per sbocciare nel modo migliore e crescere nel pieno delle sue potenzialità è curato da un gruppo di cellule “giardiniere”. Questa è la scoperta di un gruppo di ricerca italiano, pubblicata su Science. Queste cellule sostanzialmente “potano” le ramificazioni dei neuroni, cioè i collegamenti che permettono ai neuroni stessi di parlarsi, modellando la fitta “foresta” neurale per togliere tutti i “rami” in eccesso (dendriti e sinapsi), inutili se non addirittura di ostacolo al corretto funzionamento cerebrale.

Del resto tutti i bravi giardinieri sanno che alcuni alberi richiedono potature regolari: alcuni dei loro rami devono essere tagliati in modo che altri possano diventare più forti. Lo stesso vale per lo sviluppo del cervello: le cellule chiamate microglia potano alcune connessioni tra neuroni, disegnando, come detto, i collegamenti del cervello.

Le microglia sono legate ai globuli bianchi che inghiottono gli agenti patogeni e i detriti cellulari, e gli scienziati sapevano già che le microglia eseguono lo stesso compito di pulizia quando il cervello è danneggiato, inghiottendo in un certo senso i neuroni morti e quelli moribondi. Guardando il cervello di topo in via di sviluppo sotto il microscopio, gli scienziati hanno scoperto proteine delle sinapsi (le connessioni tra i neuroni) all’interno della microglia, indicando che la microglia è in grado di inghiottire anche le sinapsi.

I dati mostrano quindi come le microglia siano fondamentali per la connettività dell’emisfero destro del cervello, e come queste cellule “mangiano” le sinapsi per fare spazio e permettere ai contatti più efficaci tra i neuroni di crescere forti.

Il suddetto gruppo di ricerca italiano è rappresentato dagli scienziati del Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare (EMBL) di Monterotondo, in provincia di Roma.

I risultati di questa grande scoperta potrebbero un giorno aiutare a capire i disturbi dello sviluppo neurologico, come l’autismo e tanti altri gravi disturbi che interessano la funzione cerebrale.

Tutto il lavoro che ha portato a questa scoperta è stato realizzato in collaborazione con i gruppi di Davide Ragozzino dell’Università di Roma La Sapienza e Maurizio Giustetto e Patrizia Panzanelli dell’Università di Torino.

Giampaolo Felli

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