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19 luglio 2011

Sapienza di Roma: ricerca sulle proprietà antibatteriche dei mieli italiani

Il miele è uno “scudo” contro i batteri resistenti agli antibiotici. Ad affermarlo è un team di ricercatori del dipartimento di Ingegneria chimica dell’Università La Sapienza di Roma, che hanno dimostrato per la prima volta le proprietà antibatteriche dei prodotti italiani.Già nella medicina erboristica il miele è suggerito per la cura del sistema epoietico (grazie alla ricchezza di sali), del sistema cutaneo (favorisce la cicatrizzazione e l’idratazione), del sistema nervoso (migliorerebbe sonno e concentrazione), dell’apparato respiratorio (contro tosse e catarro, sciolto in latte o tè), dell’apparato circolatorio e dell’apparato digerente.

Insomma, questo alimento prodotto dalle api, sembra avere tutte le carte in tavola: è buono e fa bene.

Anzi, benissimo ! Almeno da quando i ricercatori Roberto Lavecchia, Antonio Zuorro e Marco Fidaleo, del dipartimento di Ingegneria chimica, materiali e ambiente, presso la Sapienza di Roma, hanno condotto uno studio sulle proprietà di alcune tipologie di miele italiano, dimostrando che alcune di queste sono in grado di contrastare efficacemente l’azione di batteri resistenti agli antibiotici.

Questa proprietà è stata verificata anche per alcune varietà di miele di arancio, di limone e di melata, la sostanza zuccherina prodotta dagli afidi e da altri piccoli insetti che si nutrono della linfa delle piante.

Il miele di timo ed eucalipto non soltanto agiscono come battericidi, ma anche come inibitori del sistema di comunicazione batterico noto come “quorum sensing” (sistema di regolazione trascrizionale dipendente dalla densità cellulare, ovvero un meccanismo che molte cellule batteriche della stessa specie utilizzano per comunicare tra di loro).

Tale sistema, basato sulla produzione e il rilevamento di molecole-segnale da parte dei microrganismi, svolge un ruolo essenziale nello sviluppo di infezioni acute o croniche difficili da debellare nonché nella formazione di biofilm batterici su cateteri, valvole cardiache e dispositivi protesici di vario tipo.

La ricerca della Sapienza ha individuato in alcuni mieli italiani le proprietà antimicrobiche già studiate sui mieli di Ulmo d’origine cilena e di Manuka proveniente dalla Nuova Zelanda.

I ricercatori inoltre hanno osservato che miscelando mieli di diversa origine botanica e/o provenienza è possibile potenziarne l’attività e ottenere preparati a duplice azione, battericida e anti “quorum sensing”.

Ed ecco, il miele ebbe un ruolo centrale nell’alimentazione medievale, ma fu gradualmente soppiantato come agente dolcificante nei secoli successivi soprattutto dopo l’introduzione dello zucchero raffinato industrialmente.

Oggi, in virtù delle proprietà terapeutiche, il miele torna ad essere considerato, come sostenevano i greci, “cibo degli dei”.

Margherita Teodori

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