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17 luglio 2011

Tra “I nipoti di Galileo” un prof della Federico II

L’eccellenza scientifica è ancora una realtà pulsante in Italia, e simboleggia il fiore all’occhiello di una situazione scolastica/universitaria più che mai confusa e statica.Lo dimostra il scientifico Pietro Greco, autore del libro ‘I Nipoti di Galileo’, edito da Dalai, Baldini & Castaldi. L’opera vuole descrivere l’eccellenza scientifica italiana attraverso la storia di sette grandi uomini e donne che lavorano in diversi settori disciplinari della scienza, e che sono considerati eccellenti dai loro colleghi di tutto il mondo.

Tra i sette “nipoti” di Galileo figura Bruno Siciliano, professore di Automatica presso il Dipartimento di Informatica e Sistemistica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Mente brillante e vivace, è oggi considerato il maggiore esperto mondiale di robot. Inoltre, è tra i pochissimi scienziati al mondo, unico europeo, a essere membro delle tre più importanti associazioni scientifiche del settore dell’automatica: IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineers), IFAC (International Federation of Automatic Control) e ASME (American Society of Mechanical Engineers).

Siciliano è responsabile scientifico di PRISMA Lab, il Laboratorio di Progetti di Robotica Industriale e di Servizio, Meccatronica e Automazione del Dipartimento di Informatica e Sistemistica dell’Università di Napoli Federico II.

Gli altri celebri nipoti di Galileo citati nell’opera sono: Alessio Figalli, matematico, Lucia Votano, prima donna-fisico a dirigere il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso; il chimico Vincenzo Balzani, tra i maggiori esperti al mondo di ‘macchine molecolari’, Giacomo Rizzolatti, il neuroscienziato che ha scoperto i “neuroni specchio”; Pier Giuseppe Pelicci, l’oncologo che ha individuato il gene dell’invecchiamento e la biologa Elena Cattaneo, pioniera negli studi sui meccanismi molecolari che determinano la Malattia di Huntington.

Il libro di Greco vuole essere una sfida a far conoscere (e riconoscere) i più grandi scienziati italiani, nella speranza che nel nostro Paese qualcosa cambi, e in fretta. Perché, come dice l’autore stesso, “l’Italia gode di un paradosso felice: pur essendo un Paese che non crede nella scienza, è ancora terra di scienziati di prim’ordine.

Marilena Grattacaso

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