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21 luglio 2011

Università di Bologna: tubicini piccolissimi per trasferire geni

Minuscole siringhe molecolari potrebbero rendere molto più facile iniettare farmaci o trasferire geni all’intero delle cellule malate. Una nuova ricerca a guida Unibo spiega infatti come usare i nanotubi di carbonio, minutissime siringhe molecolari.

Con un diametro più piccolo di un milionesimo di millimetro (nanometro) e una lunghezza massima di alcuni millimetri, è venuto infatti subito spontaneo pensare a questi tubicini impalpabili come a potenziali aghi con cui iniettare farmaci o geni all’intero di cellule malate.

Ne è convinto un gruppo di ricerca dell’università di Bologna che spiega come utilizzare i tubi più piccoli mai costruiti in laboratorio in uno studio in via di pubblicazione sulla rivista Biomaterials. I nanotubi di carbonio potrebbero essere usati come potenziali aghi per fare iniezioni a livello microscopico.

L’aspetto incoraggiante della ricerca è che due simulazioni indipendenti e basate su approcci teorici completamente diversi hanno dato identico responso.

Gli unici dubbi degli scienziati dipendono dall’estrema difficoltà di maneggiare oggetti così piccoli. Nessuno probabilmente è ancora in grado di verificare sperimentalmente questi fenomeni. I chimici bolognesi, del gruppo di ricerca di Francesco Zerbetto, hanno infatti tratto le loro conclusioni non da esperimenti fisici ma da simulazioni teoriche. Modelli matematici che tengono conto di tutte le forze in campo e delle proprietà fisico-chimiche degli elementi in gioco e prevedono i loro comportamenti.

Forse anche per questo motivo il futuro che gli scienziati vedono per i nanotubi non è tanto quello di siringhe molecolari, bensì quello di sonde. Le loro proprietà fisiche, come la spiccata conducibilità elettrica e termica, li rendono infatti particolarmente adatti allo scambio di informazioni tra esterno ed interno della cellula. Potrebbero così essere usati per testare la presenza di certe sostanze e il verificarsi di certi processi al di là delle membrane cellulari.

Per ora è tutta teoria ed è tutto da verificare nella realtà e nella ricerca pratica, ma di certo questa è sicuramente una grande scoperta, un grande passo in avanti, seppur ancora soltanto teorico. Se la teoria si sposerà felicemente con la pratica, allora si parlerà davvero di una rivoluzione in campo medico-farmaceutico.

Giampaolo Felli

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