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15 agosto 2011

Chi lavora troppo rischia di diventare alcoolista

Secondo la saggezza popolare, il duro lavoro non ha mai ucciso nessuno. Ma secondo numerose e valide indagini (promosse, ad esempio, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità), l’alcool sì. Nel 2010, sulle pagine della rivista scientifica Lancet, sono stati pubblicati i risultati di una ricerca che dimostravano che l’alcool ha effetti più dannosi sul nostro organismo rispetto alla cocaina, alla cannabis e all’ecstasy e che, sul piano sociale, sarebbe addirittura più dannoso di crack ed eroina.

Se fosse vero quanto scoperto da un team di ricercatori neozelandesi, l’attendibilità dell’aforisma secondo il quale gli stacanovisti non mettono a rischio la propria incolumità crollerebbe. Gli studiosi dell’Università di Otago hanno reso noto, attraverso la rivista scientifica Addiction, che esisterebbe una stretta connessione fra carichi eccessivi di lavoro e predisposizione all’alcoolismo.

I ricercatori oceanici hanno effettuato un test su oltre mille persone di età compresa fra i 25 e i 30 anni. Secondo i risultati dello studio, le persone che lavorano dalle cinquanta ore a settimana in su hanno un tasso di problemi legati all’alcool 3,3 volte superiori rispetto ai membri del campione sottoposti a un carico lavorativo meno impegnativo.

La coordinatrice dello studio, la Dottoressa Sheree Gibb, suggerisce che questa relazione fra alcoolismo ed eccessivo tempo dedicato al lavoro potrebbe essere il risultato del tentativo di ridurre lo stress.

Inoltre, aggiunge la Dottoressa Gibb, il più elevato tasso di problemi legati all’alcool potrebbe essere dovuto al fatto che le persone che lavorano più a lungo hanno molti contatti sociali con i propri colleghi, ed è possibile, spiega, che passando lunghe ore insieme, i colleghi diano vita a un’atmosfera amichevole che potrebbe comportare un maggior consumo di alcoolici.

Alessio Testa

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