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20 agosto 2011

Il segreto del successo? È tutto nel cervello!

Una scansione dell’attività cerebrale capace di prevedere, con una discreta affidabilità, se una nuova canzone avrà o meno successo? Oggi si può.

A dimostrarlo la ricerca condotta da due neuro-economisti della Emory University (Atlanta, USA), Gregory Berns e Sara Moore, che, ispirandosi ad un precedente studio del 2006 sulle risposte cerebrali di un gruppo di adolescenti agli stimoli musicali, hanno concluso che grazie alla neuro-imaging è, in teoria, possibile prevedere il successo di un fenomeno culturale.

La ricerca, come si diceva, ha preso le mosse da un attento esame preliminare svolto sui dati del 2006, originariamente raccolti per valutare l’influenza dei pari età sulle opinioni degli adolescenti.

Scopo dell’esperimento era stato, allora, quello di registrare mediante risonanza magnetica l’attività cerebrale di un gruppo di ragazzi impegnati nell’ascolto di 120 canzoni.
Si trattava di brani nuovi e poco conosciuti, questo per assicurarsi che i ragazzi le ascoltassero per la prima volta.

A distanza di tre anni, Berns, con sua grande sorpresa, si è accorto che proprio una di quelle canzoni era diventata una hit.
“Mi è venuto in mente che disponevamo di serie di dati unica: le risposte cerebrali di ragazzi che hanno ascoltato le canzoni prima che divenissero popolari”.

Un’analisi comparativa ha così evidenziato che i dati relativi alla risposta dei centri cerebrali della ricompensa (in particolare della corteccia orbito-frontale e dello striato ventrale) fornivano un tasso di previsione statisticamente significativo per la popolarità delle canzoni, misurata sulla base delle vendite 2007-2010.

I risultati della ricerca sembrano insomma suggerire che, almeno in teoria, è possibile utilizzare le risposte cerebrali di un gruppo di persone per prevedere l’effetto “presa” di un fenomeno culturale.

Ma anche questo metodo ha dei limiti, osservano saggiamente i nostri ricercatori.
Per esempio, lo studio ha preso in esame un campione composto esclusivamente da adolescenti, i quali costituiscono solo il 20% degli acquirenti di musica.

Inoltre solo tre delle canzoni selezionate per l’esperimento hanno superato le 500 000 copie vendute, indicata come soglia di un buon successo. Di contro i dati sono stati chiarissimi per i flop: circa il 90% delle canzoni che hanno generato una risposta debole dei centri della ricompensa ha venduto meno di 20.000 copie.

“Il mio obiettivo a lungo termine è quello di comprendere i fenomeni e le tendenze culturali”, commenta Berns, “Mi piacerebbe capire da dove vengono le idee, e perché alcune di esse diventano popolari e le altre no. Le idee e il modo in cui pensiamo determinano il corso della storia umana. In definitiva, sto cercando di prevedere la storia”.

Be’, non resta che augurargli buona fortuna.

Matteo Napoli

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