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30 agosto 2011

L’ “orologio biologico” degli studenti

Intorno alle sette del mattino solitamente uno studente di sveglia per andare a scuola. Potrebbe sembrare una cosa del tutto ovvia, un’affermazione superflua, un dato inutile da sottolineare.

Non è così da quando un neuroscienziato dell’Università di Oxford ha elaborato la teoria in base alla quale tale ritmo di vita potrebbe essere controproducente ai fini scolastici.

Secondo tale tesi gli adolescenti di oggi sarebbero più svegli ed attivi mentalmente nel primo pomeriggio in quanto l’ormone che stimola il sonno, cioè la melatonina, si presenterebbe due ore più tardi del normale.

Non è rimasta solo a livello teorico, però, questa convinzione riguardante il grado di lucidità del cervello dei ragazzi e che considera negativamente il fatto che quest’ultimo debba essere messo in moto fin dalla mattina presto.

Le dieci del mattino è stata infatti l’ora alla quale il preside della Monkseaton School ha deciso di spostare l’inizio delle lezioni.

Sembra che tale imposizione abbia avuto riscontri positivi : si constata ciò dai risultati migliori registrati negli ultimi trent’anni in occasione degli ultimi esami svolti, oltre che da una notevole riduzione delle assenze.

Il professor Kelley è anche l’artefice del cosiddetto “spaced learning”. Questo consiste in venti minuti di didattica alternati a dieci minuti di intensa attività fisica e sarebbe positivo perchè stimolerebbe la memoria a lungo termine.

Infine, a suo parere, i muri paralleli non favorirebbero l’acustica, la comunicazione e le idee; per questo la sua scuola è costituita da un edificio ellittico.

Opinioni divergenti si riscontrano a Monza. Qui Claudio Cereda, giornalista e preside pone la questione sotto una diversa luce.

Il problema, secondo lui, sarebbe lo stile di vita dei ragazzi che è cambiato e che per varie ragioni li porta ad andare a dormire sempre più tardi.

Egli non ritiene che una simile proposta sia attuabile in Italia e sottolinea le difficoltà insiete nel far cominciare le lezioni alle dieci.
Vi sarebbe la necessità di cambiare il piano dei trasporti, oppure far mangiare i ragazzi più tardi.

Una durata delle lezioni fino a pomeriggio inoltrato, infine, a suo parere, condurrebbe a risultati opposti a quelli stabiliti dalla ricerca.

La perdita della concentrazione avverrebbe nelle ore finali e l’attenzione perdurerebbe fino alle dieci-undici del mattino. Anche per questo le materie più pesanti sarebero collocate nelle prime ore di lezione.

Dunque, mentre a due passi da Newcastle, in Gran Bretagna, è stato stabilito che alle dieci tutti debbano andare a scuola per il benessere degli studenti,a Mosca i ritmi sono meno rilassati e tranquilli.

Roberta Nardi

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