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17 agosto 2011

“Le nostre stanze” di Alessandro Bertirotti

L’introspezione, che è la capacità di vedersi dentro, di scoprirsi per quello che si è, è il risultato di un atteggiamento mentale che si può imparare ad assumere fin dalla tenera età e che dura per tutta la vita.
Essa prevede l’uso contemporaneo delle emozioni e della ragione, perché la nostra identità più nascosta, appunto quella invisibile agli occhi ma percepibile dalla mente, è il risultato di queste due componenti.

Cercare di vedere noi stessi come siamo fatti dentro significa utilizzare sia la ragione che l’emozione, perché con la prima stabiliamo un legame logico fra le cose della vita che ci sono accadute e sono nascoste dentro di noi, mentre con la seconda ci emozioniamo nell’atto di questa scoperta, ritornando un po’ come eravamo quando le cose ci sono accadute.

Vedere noi stessi come siamo fatti veramente sembra qualcosa di semplice, magari persino ovvio. Non vi può essere convinzione più errata di questa, perché in realtà bisogna acquisire la capacità di riflettere su noi stessi senza farci nessun sconto, senza legittimare il negativo che scopriamo in noi attribuendone la causa a qualche cosa che sia oltre noi stessi.

E per fare tutto ciò bisogna avere coraggio, cioè bisogna avere cuore, perché nella sua etimologia il termine coraggio deriva da cor, cordis, ossia cuore. Chi ha coraggio sa farsi emozionare dalle cose e dalle persone, perché sa vibrare con loro quando le incontra al loro incontro, senza temere di perdere il sentimento della propria identità in questo amore, né di perdere la propria forza.

Dunque, il coraggio del coraggioso è il proprio cuore, e quest’ultimo agisce e funziona in sintonia con la mente dalla quale non potrà mai separarsi. Il coraggioso sa unire i suoi pensieri ai propri affetti e i propri affetti con la ragione, perché ha imparato a considerare le relazioni umane come edifici architettonici.

Vi sono le fondamenta e il tetto, e fra questi due estremi si svolge la vita nelle stanze dei diversi appartamenti, potendo, in base al caso, salire sino al tetto oppure scendere sino alle fondamenta. Ma chi sale e scende, chi entra nei diversi appartamenti e trova, a seconda del caso, porte aperte, semiaperte oppure chiuse, sono le due persone della relazione stessa, che abitando la stessa casa, possono trovarsi a vivere più vicino al tetto o più vicino alle fondamenta a seconda dei casi.

E la loro relazione consiste nell’andare a visitare stanze diverse delle loro singole interiorità, secondo livelli di analisi e profondità dettati dall’esperienza di vita in comune, oltre che da una serie di altri fattori esterni.

Ecco perché diventa importantissimo conoscere bene le proprie stanze, quelle interne alla propria mente: perché questa conoscenza è la chiave di accesso ai meandri mentali delle due persone, ognuno verso se stesso e dunque l’uno verso l’altro.

Alessandro Bertirotti

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