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3 agosto 2011

L’Università di Modena e Reggio Emilia chiude a +3,7% il bilancio

Nonostante i tanti gli atenei letteralmente “crocefissi” e “condannati” dalla riforma Gelmini per la loro cattiva gestione dei budget e, dunque, perché “non produttivi”, esistono fortunatamente in Italia ancora delle realtà universitarie a dir poco virtuose, che ci fanno ancora ben sperare rispetto alla forza distruttiva della suddetta riforma!

Si tratta dell’emerita Università di Modena e Reggio Emilia, una delle poche università italiane che da un punto di vista “economico” si è distinta quest’anno nella gestione e per l’ottimizzazione dei propri costi. Tale università, infatti, ha chiuso felicemente il proprio bilancio in attivo e di conseguenza ha potuto innalzare gli importi destinati a borse di studio e alla ricerca.

Ma qual è stata la formula magica, l’alchimia che i sapienti gestori dei fondi a disposizione dell’Università di Modena e Reggio Emilia hanno posto in essere? Entrando nel merito della gestione si può capire che nulla di così “sconvolgente” è stato realizzato. Si è trattata esclusivamente di una politica di amministrazione dei capitali disponibili basata semplicemente sul contenimento delle spese per il personale e per i servizi nel corso degli ultimi anni. Grazie a questa lodevole riduzione delle spese, per il 2011 l’ateneo Emilano ha potuto felicemente dichiarare la propria chiusura di bilancio caratterizzata da un importante avanzo rispetto all’anno scorso: parliamo di ben 1,6 milioni di euro. Questo importo, stando allo stato attuale del mondo universitario, può essere considerato davvero una “medaglia al valore” per questo egregio campus, soprattutto se si considera che con questi 1,6 milioni ha potuto incrementare la ricerca istituzionale del ben 3,7%! Dall’esame del bilancio di esercizio (di circa 260 milioni di euro) risulta, inoltre, la tenuta del Fondo di finanziamento ordinario di oltre 92 milioni di euro (si tratta di una diminuzione inferiore rispetto a quella dell’intero sistema universitario pubblico).

Per quel che concerne i costi della “virtuosa”, anche qui si possono confermare interessanti risultati: si è registrata, infatti, una notevole stabilizzazione (rispetto al passato).
Già dal 2008 l’Università di Modena e Reggio Emilia aveva pianificato un programma a breve termine al fine di ridurre i costi anche per il semplice materiale di consumo: dalle spese postali, ai noleggi vari, al materiale di copisteria, mobili e tutto ciò che può essere “di corredo e uso” in un ufficio universitario (il più delle volte rinnovato ogni anno e caratterizzato da uno “sperpero” smisurato, soprattutto della cancelleria).

Sempre all’interno della politica di riduzione dei costi, è stata modificata anche la gestione e l’uso d’immobili a disposizione dell’ateneo: sono stati, infatti, dismessi immobili in locazione e si è cercato al contrario di ottimizzare gli spazi già disponibili in sede centrale.

Dunque, che dire, complimenti vivissimi all’Università di Modena e Reggio Emilia che ha saputo essere la “formica” tra i tanti grilli del mondo universitario. Ma soprattutto un grande apprezzamento e un incoraggiamento ulteriore per il futuro va a tutte quelle persone che lavorano all’interno della stessa università che hanno dovuto far spazio ai colleghi nei propri uffici, centellinare la cancelleria e soprattutto non hanno pensato di avviare immediatamente un “programma di ribellione e protesta” rispetto a questa politica di contenimento dei costi generali (che sicuramente è andata ad intaccare le loro tasche!)

La cosa che oggi possiamo augurarci e che gli altri campus presto o tardi (per scelta o per costrizione?) inizino ad emulare e a rendere proprio questo sapiente modus operandi attuato dall’ Università di Modena e Reggio Emilia. Il risparmio e l’ottimizzazione dei costi nel mondo universitario oggi, non costituiscono più una scelta: si tratta di una vera e propria “urgenza”, se si considerano tutte le possibili conseguenze che potrebbero riversarsi sulle università “scoperte” in deficit (by Gelmini!).

Pasqualina Scalea

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