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20 agosto 2011

Quando il numero chiuso diventa un incubo

E’ tempo di immatricolazioni anche nelle università inglesi, ma il severo e selettivo numero chiuso lascerà la delusione di un futuro migliore nel cuore di molti ragazzi. 640 .000 richieste per 450.000 posti disponibili, i numeri lasciano poco spazio ai sogni. Aver superato i test d’ingresso iniziale potrebbe non bastare, la stima è di 90.000 ragazzi idonei che resteranno fuori.

Il dato interessante è, infatti, l’alta preparazione con la quale le matricole si sono presentate alle selezioni. Il 27% degli studenti ha ottenuto il massimo dei voti, addirittura l’8,2% degli ammessi sono ritenuti i migliori in assoluto con tanto di asterisco, che può essere paragonato ad una lode.

Le cause che hanno aggravato questo problema, portando ad un così netto aumento di domande, sono, secondo il Financial Times , da attribuire a tre fattori:

1)Il mercato del lavoro. Privo di sbocchi e ristagnante, conta un tasso di disoccupazione del 18% fra i giovani dai 18 ai 24 ani. L’aumentare la propria preparazione garantirebbe così un accesso più facile e concorrenziale al mondo lavorativo.

2)L’alto numero di nascite del 1992. Oggi quel baby boom si è trasformato in giovani pronti all’università, che però non ne può garantire l’assorbimento totale.

3)Aumento delle tasse universitarie. La riforma di Cameron ha inferto un duro colpo ai portafogli degli accademici, dall’anno prossimo le matricole dovranno pagare 5 mila sterline in più rispetto a chi si iscrive quest’anno. Motivo per il quale molti hanno preferito non rimandare le iscrizioni, in attesa di anni sabbatici.

Le facoltè che hanno visto un incremento di iscrizioni sono quelle scientifiche, con il 17% di richieste in più. Dalla matematica alla fisica, dalla biologia all’ingegneria e tecnologia, l’idea è quella di essere maggiormente spendibili sul mercato del lavoro una volta usciti con il nuovo titolo. Ritenuti da sempre campi più concreti, e con la crisi economica degli ultimi anni, hanno acquisito maggior importanza economica e sociale.

Non sono floride, invece, le richieste per i corsi umanistici. Si salva la facoltà di lingue straniere, grazie all’importanza che ha acquisito la lingua cinese, affossando persino la seconda lingua storica per gli inglesi, il francese.

Sarebbe quasi il caso di dire “God save the students”.

Irene Cassaniti

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