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7 agosto 2011

Ultimo rapporto della Royal Society di Londra: la scienza allarga i suoi confini

Sono sempre più numerose le nazioni che oggi investono nella ricerca e in modo sempre più collaborativo: è questo il dato che emerge dall’ultimo rapporto sull’evoluzione delle collaborazioni scientifiche all’interno della comunità globale pubblicato poche settimane fa dalla Royal Society di Londra.

Esaminando il database di letteratura scientifica Scopus è stata infatti valutata la produzione scientifica mondiale sottoposta a peer-review dal 1996 al 2008.

Nel 2008, ben 218 nazioni hanno prodotto oltre un milione e mezzo di pubblicazioni scientifiche: si parte con le 320.000 degli Stati Uniti, le 163.000 della Cina, le 98.000 dell’Inghilterra per arrivare alla prima pubblicazione della piccola isola polinesiana di Tuvalu .

Se il primato dell’attività scientifica statunitense rimane intatto (rappresentando infatti il 21% della produzione mondiale), colpisce il secondo posto raggiunto dalla Cina.

Il paese asiatico è quello che ha fatto registrare i progressi più notevoli: fra il 1996 e il 2008 l’attività scientifica della Cina è passata dal 4,4% al 10,2% della produzione mondiale (e si stima che, nel giro di qualche anno, supererà quella degli Stati Uniti).

Diversi sono, invece, i paesi (soprattutto europei) che in questa sorta di listino della Borsa scientifica continuano a scendere: Inghilterra, Francia, Germania e Giappone, mentre Corea del Sud, India, Brasile e Turchia investono e produco ricerca.

Ma, com’è evidente, la quantità non è tutto. In questo senso la produzione statunitense rimane ancora quella qualitativamente dominante: nel 2008 sono stati citati il 30% degli articoli statunitensi, a fronte di un “misero” 4% di quelli cinesi.

L’altro dato di assoluto interesse emerso dal rapporto è quello riguardante il peso sempre più decisivo assunto dalle collaborazioni in campo scientifico: oltre il 35% delle pubblicazioni, infatti, è frutto dello sforzo congiunto di grossi team, vale a dire complesse strutture politico-sociali o organizzazioni internazionali come il CERN di Ginevra o di fondazioni filantropiche private come la Gates Foundation.

L’Italia, nonostante le traversie che storicamente affliggono la nostra ricerca, ha incrementato il numero di pubblicazioni del 30%, negli anni 2004-2008 rispetto al quadriennio 1996-2000.

Il nostro paese si mantiene, in linea di massima, stabile al 3,5% della produzione scientifica mondiale.
Da segnalare come nel Bel Paese ben il 49% dei finanziamenti destinati alla ricerca provenga dallo Stato, anche se (dato preoccupante) solo l’1% del nostro prodotto interno lordo viene investito in ricerca e sviluppo.

Una percentuale che, diciamocelo, non dà troppa fiducia, anzi.

Matteo Napoli

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