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1 agosto 2011

Vendesi Università della Calabria

L’università della Calabria stringe la cinghia.
La crisi fa sentire il suo peso e i tagli governativi calano come una scure sulla cassa dell’Ateneo. La situazione sembra essere cosi’ grave che nell’ultima seduta del consiglio d’amministrazione è stata discussa la proposta di mettere in vendita alcun immobili di proprietà dell’università che negli ultimi tempi sono stati scarsamente utilizzati e quindi, gravano sul bilancio senza produrre utili.

Si tratta di quattro immobili: “La Torraccia” situato in contrada Santo Stefano, il quale renderebbe un milione e 44mila euro; il complesso immobiliare “Capannone Giorcelli”, in località Conci Stocchi, valutabile in quasi quattro milioni di euro; un altro complesso immobiliare denominato “Sant’Antonello” dall’omonimo quartiere, costruito al confine con Montalto Uffugo, che frutterebbe 2 milioni e 491mila euro; infine la residenza universitaria di contrada De Lieto a Commenda, costituita da 42 alloggi. Dalla vendita degli appartamenti l’università incasserebbe sette milioni e 745mila euro.

La vendita di tali proprietà rimpinguerebbe dunque le casse universitarie e stabilizzerebbe i bilanci che risultano alquanto variabili e contradittori negli ultimi tempi.
L’anno scorso infatti, il bilancio consuntivo 2009, registrava un forte avanzo quest’anno invece, è emersa una situazione di stallo e gli utili sono satti pari alle perdite consentendo quindi di chiudere i conti in pareggio di bilancio come si può leggere sul sito del’UniCal ://www.unical.it/portale/portal….

Fin qui i fatti nudi e crudi ma la realtà spesso non è come viene dipinta.
Se si va a fondo affiorano alcuni nodi al pettine e inevitabilmente si innescano polemiche fondate e giuste. Anzitutto in molti mettono in evidenza che in tempi di vacche magre prima di svendere il patrimonio universitario andrebbero razionalizzate alcune spese che stridono con la situazione di crisi.
Se le casse piangono sarebbe opportuno ridurre le indennità per i contratti esterni, le consulenze professionali e utilizzare invece il personale interno che già lavora nell’ateneo riducendo quindi il disavanzo.

Un’altra questione che emerge analizzando la situazione è quella delle residenze universitarie. L’università infatti sta realizzando nuovi alloggi per consentire a studenti aventi diritto di usufruire delle nuove costruzioni, pertanto la vendita degli immobili è davvero una operazione finalizzata al recupero del denaro? Non è forse invece una sorta di beffa? Se si costruiscono i nuovi alloggi inevitabilmente le vecchie case risultano inadeguate e poco utili . Inoltre se si passeggia tra i cubi universitari si possono notare una serie di sprechi a partire dal personale e a finire alle realizzazioni logistiche.

Per esempio per i corsi di informatica della durata di due mesi nella facoltà di comunicazione e dama 5 esercitatori e un professore di ruolo non sono forse troppi considerato che il corso è di soli 2 crediti? Non sono anche questi sprechi inutili?

Vi sono molti laboratori informatici non utilizzati con computer dismessi che restano chiusi e inaccessibili agli studenti che pure pagano per poter usufruire di quel servizio. Non è questa un’ inutile spesa che grava sulle spalle dell’università?

Pagare un cantante coi fondi universitari per mezz’ora di conversazione 60.000 euro come è accaduto recentemente per Battiato, con tutto il rispetto per l’artista, non appare eccessivo in tempo di ristrettezze?

Non puntiamo il dito solo contro il governo che è comunque responsabile di questa grave situazione ma cominciamo a vedere quel che accade nelle nostre piccole realtà.

Vincenzo Amone

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