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28 settembre 2011

A Torino la “Csi” del Nord risolverà le inchieste col Dna

A volte l’Università non si occupa solo di studio e di apprendimento, di studenti e di libri, di convegni e seminari. A volte essa può diventare una valida alleata, essenziale perfino per la risoluzione di delitti e crimini.

Lo dimostra l’Università di Torino che, con la Questura della città ed il contributo della Fondazione Crt (contributo quantificabile in 300 mila euro), ha permesso la nascita di un centro di criminologia applicata dove gli esperti del crimine potranno collaborare fra loro e garantire la soluzione dei crimini.

L’accordo, che ha permesso la creazione del centro di criminologia applicata, è stato siglato il 26 settembre scorso, in occasione della nascita del primo laboratorio avanzato di genetica forense di Torino, del Gabinetto interregionale di Polizia scientifica del Piemonte e della Valle d’Aosta.

A firmarlo il direttore centrale anticrimine, il prefetto Francesco Gratteri, da Andrea Comba, presidente della Fondazione Crt, dal direttore del dipartimento di Scienze giuridiche, Raffaele Caterina, dal questore di Torino, Aldo Faraoni.

“Un tempo la prova regina dei delitti era la confessione” così esordisce il Questore di Torino Aldo Faraoni “oggi essa non è più sufficiente, per questo grazie all’aiuto della scienza abbiamo sviluppato nuove tecniche che ci aiutano a scoprire il colpevole. Tra queste, fondamentale è sicuramente l’estrazione del Dna dalle tracce lasciate sulla scena del crimine.

L’aiuto dell’Università sarà fondamentale per valorizzare al massimo il nostro lavoro scientifico in sede processuale; tutti i risultati saranno cioè utilizzabili come prove vere e proprie. In più i giuristi potranno arricchire, affiancati dai nostri investigatori, l’approccio accademico che imparano all’Università”.

Prima della nascita del laboratorio, l’estrazione del Dna dai reperti trovati sulla scena di un delitto veniva richiesta ai laboratori della capitale. Ora questa struttura sarà un punto di riferimento per tutte le regioni del Nord-Ovest privi di strumenti simili.

Entusiasta del progetto, il rettore dell’Università di Torino Ezio Pellizzetti afferma “Si tratta di un’occasione unica di collaborazione tra Polizia scientifica e mondo accademico, che mira a una compiuta ricostruzione dei problemi giuridici sostanziali e processuali connessi alle tecniche di indagine scientifica del crimine”.

Marco Cristofaro

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