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30 settembre 2011

C’era una volta Radio Sapienza…

« Amo la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente. Se una radio è libera, ma libera veramente, piace ancor di più perché libera la mente. »

Questo è quanto cantava Eugenio Finardi nel lontano 1976. Erano gli anni in cui le cosiddette “radio libere” prendevano piede e la passione per la musica e la comunicazione cominciava a diffondersi tra i giovani dell’epoca, che nella maggiorparte dei casi, con molto ingegno riuscivano a mettere su degli apparati di trasmissione improvvisati e, armati solo della loro passione, cominciavano a dar vita e voce a storie, affetti e passioni, trasmettendole sotto forma di onde elettromagnetiche a chiunque avesse voglia di ascoltare.

Oggi la realtà radiofonica è nettamente diversa, il dominio dell’FM è riservato ai colossi dell’informazione e alle grandi radio commerciali, ma anche grazie allo sviluppo del web resta intatta un’isola felice dove convivono decine di radio libere: le radio universitarie.

Una di queste è, o forse viste le circostanze è il caso di dire, è stata Radio Sapienza, la web radio del primo ateneo romano.

Il progetto di Radio Sapienza, nato nei primi anni del 2000, è stato l’emblema della fusione tra una radio libera ed una professionale-istituzionale, guadagnandosi il ruolo di eccellenza nella formazione di professionisti della comunicazione nel settore radiofonico.

UNA EFFICIENTISSIMA SCUOLA DI RADIO

L’importanza di Radio Sapienza è da ricercare in primo luogo nel suo ruolo di formazione. Il RadioLab è infatti da anni una istituzione cardine e di riferimento per tutti i giovani dell’ateneo più popoloso d’Europa che intendono muovere i primi passi nell’ambiente radiofonico e, seguendo le proprie passioni, ambizioni ed attitudini, formarsi nei ruoli del settore radiofonico di specifico interesse.

Dunque prima di tutto formazione, realizzata attraverso una libera e gratuita condivisione di conoscenze e competenze secondo il metodo di apprendimento sul campo, dove il più esperto insegna al novizio. Diverse le aree tematiche, dalla parte tecnica che da anni si rivela un ottima palestra dove si formano brillanti registi e tecnici, con specifiche competenze nella gestione della messa in onda, della registrazione e della postproduzione del suono, passando poi per l’area degli speaker, che avendo la possibilità di mettersi continuamente in gioco nelle varie trasmissioni, acquisiscono il carisma e la padronanza caratteristici del mestiere, per finire nell’importantissima area di redazione, dove si impara, sempre sul campo, a realizzare in ogni sua fase un giornale radio, a partire dai servizi in esterna, fino alla scrittura delle brevi e dei servizi e alla loro messa in onda. Una imponente palestra di giornalismo radiofonico di altissimo livello, con tre edizioni di GR al giorno, più la rassegna stampa del mattino e l’aggiornamento notizie poco prima delle 13.

Dunque Radio Sapienza negli anni si è dimostrata sicuramente di vitale importanza per la formazione di figure professionali del settore radiofonico, una formazione libera, aperta a tutti gli studenti dell’ateneo, gratuita e sicuramente di un livello nettamente superiore a quella dei vari corsi privati del settore.

Questa è sicuramente una delle domande che la maggiorparte degli studenti della Sapienza si pongono: “perchè devo essere privato della possibilità di formarmi all’interno della mia Università e devo essere costretto a sborsare svariate migliaia di euro (che non posso permettermi) in corsi privati di dubbia utilità e professionalità?”. Considerando anche che la crisi del lavoro in generale oggi si fa sentire sempre di più, la formazione libera, gratuita e statale dovrebbe essere un must per cercare di restare a galla.

INFORMAZIONE, MUSICA E CULTURA A 360° NEL PALINSESTO

Oltre al ruolo di formazione Radio Sapienza svolgeva anche un ruolo “di facciata”, ovvero aveva un ricco ed interessante palinsesto in grado di attirare ascoltatori di ogni ceto sociale e indirizzo di studio, relazionandosi anche con il territorio e raccogliendo ascoltatori anche al di fuori dell’ateneo, configurandosi così come portavoce e mezzo di comunicazione di prima linea tra l’ateneo ed il mondo esterno, funzione questa di estrema e vitale importanza istituzionale.

Il vasto spazio di palinsesto riservato all’informazione, alla promozione di eventi riguardanti il mondo universitario, come i concerti e le conferenze della Città Universitaria hanno fatto si che Radio Sapienza acquistasse negli anni un ruolo di community, un baricentro di confluenza e scambio di saperi ed esperienze tra docenti (anche esteri) e studenti. In poche parole la radio dell’ ateneo è stata (ed aveva le potenzialità di svilupparsi maggiormente in questa direzione) l’emblema dell’appartenenza alla vita di campus, dell’appartenenza alla Sapienza non solo come studente, ma come cittadino, come parte integrante di qualcosa che va oltre i libri e lo studio, chiamato Università.

Decine di programmi, dal puro infotainment diviso per argomenti (libri, sport, viaggi, musica e cinema) con la collaborazione e le interviste di professionisti del settore, al cinema (con un programma sui mestieri del cinema che ha visto la partecipazione di ospiti d’eccezione), passando poi per l’informazione gastronomica e sulla corretta alimentazione, la musica indipendente spaziando dal rock al revival anni ’80. E si potrebbe ancora continuare, programmi di satira, di sport, di club culture, il tutto condito da ottima musica no stop, 24 ore su 24, rivolta ad un vasto target di interessi musicali ed età, valida e unica alternativa alla musica “strumentalizzata” dalle major imposta alle radio commerciali.

Tutto questo creato rigorosamente ed esclusivamente dalla passione e dalla creatività dei ragazzi che negli anni hanno formato lo staff di Radio Sapienza, mettendo a disposizione un po’ (tanto) del loro tempo e della loro buona volontà per mandare avanti questo progetto, tutto questo senza avere alcun rientro ne in denaro ne tantomeno in qualsiasi altra forma di ricompensa che non sia la soddisfazione ed il piacere di farlo.

RADIO SAPIENZA COME ESEMPIO DI PASSIONE E INTRAPRENDENZA

Questi ragazzi hanno dato tanto alla Sapienza e alla città di Roma in generale, rappresentandola sempre in maniera irreprensibile ed esemplare ai vari Festival delle Radio Universitarie che si tengono ogni anno in una città diversa e suscitando l’ammirazione anche da parte di diversi network radiofonici di un certo livello.

La prossima settimana sarebbe dovuta cominciare una collaborazione con l’emittente radiofonica nazionale m2o, con un programma in onda ogni mattina dal lunedì al sabato alle 7.00 in diretta FM nazionale. Una vetrina di altissimo livello che la Sapienza Università di Roma purtroppo per lei perderà, e volete sapere il perchè?

Perchè tutto quello che avete letto fin ora non esiste più. Cancellato senza motivo da chi dall’alto detiene il potere e l’autorità necessaria e sufficiente a farlo.

Suvvia, lor Signori non si nascondano ora dietro la classica scusa “non ci sono fondi, la Gelmini ha fatto i tagli”. Siamo romani e a questo risponderemmo così “Ma de che?!?”.

Ebbene sì, perchè non solo Radio Sapienza è da sempre stata un esempio per tutti in quanto a professionalità, ma è stata anche la dimostrazione che si può fare radio a bassissimo costo. Basta volerlo.

INVESTIRE SUL PRESENTE PER CREARE I PROFESSIONISTI DI DOMANI

In questi anni infatti sono state usate attrezzature dismesse dalla RAI, perchè per loro ormai vetuste e inservibili. Per i ragazzi di Radio Sapienza sono diventate invece oro colato. Sarebbe bastata una semplice manutenzione periodica e la sostituzione di qualche strumentazione ormai andata per lasciare che questi ragazzi continuassero a fare bene e meglio il loro lavoro.

Pochi spiccioli, come dice anche Fiorello, che con un video pubblicato tramite Twitter è sceso in campo al fianco degli studenti della Sapienza. Pochi spiccioli che sicuramente non farebbero la differenza nel bilancio di nessun ente, per questo motivo nascondersi dietro ai tagli all’istruzione è sicuramente inopportuno.

Dato che l’investimento per il mantenimento del RadioLab della Sapienza è infatti molto contenuto in termini di spesa, sarebbe tranquillamente sostenibile dall’amministrazione della Sapienza stessa, e magari anche Rai e alcune ipotetiche partnership (ad esempio il Comune di Roma o la Provincia), potrebbero intervenire a salvare la passione ed il lavoro di decine e decine di studenti che hanno un solo desiderio, preparare il loro futuro, e per questo non chiedono nulla in cambio.

QUANDO LA PASSIONE SUPERA IL DESTINO

I ragazzi di Radio Sapienza, come sempre rispettosi dell’istituzione, si chiudono in un certo silenzio di rassegnazione e di malinconia. Per loro Radio Sapienza era più di una “scuola”, era una famiglia.

Loro hanno fatto l’impossibile per cercare di mandare avanti la loro amata radio fino all’ultimo, anche quando il destino gli si è rivoltato contro nelle modalità e nelle coincidenze simili a quelle di un complotto.

Dai problemi ai pc fino a quelli sempre più persistenti alla regia automatica e al guasto al commutatore. Successivamente l’eclatante episodio del subìto furto di un pc in circostanze misteriose, per giungere al tragico epilogo del guasto al server di streaming che nonostante le fatiche dei ragazzi della parte tecnica (nei limiti delle loro capacità tecniche) non si è riuscito a risolvere. Le trasmissioni sono andate comunque avanti in condizioni insostenibili, con sforzi e stress sovraumani, utilizzando un sistema messo appunto dall’incredibile ingegno di alcuni ragazzi. Negli ultimi mesi Radio Sapienza stava facendo web radio mandando in onda solo i programmi che adattati al sistema di messa in onda “artigianale” messo a punto avrebbero mantenuto la loro qualità nei limiti della decenza. In altre parole si stava facendo web radio con tecnologie e metodi della preistoria.

Nessuno si è mai interessato di salvare quell’importante laboratorio di radiofonia. Nessuno ha mai pensato a quanto fosse di vitale importanza e prestigio per tutta la Sapienza e la città di Roma. Eppure non solo qui si formano gli studenti della Sapienza ma anche quelli del master della RAI e ancora, decine e decine di studenti di Istituti Superiori romani e di allievi degli Istituti di Formazione della Polizia di Stato.

RADIO SAPIENZA NON E’ UN CAPRICCIO, E’ UNA RISORSA.

Il blog di Patrimonio Sapienza commenta così: “Il palinsesto della radio è in continua evoluzione e alcuni format sono davverto creativi. Il potenziale di ascolto è veramente elevato. A parte la community Sapienza oltre 140.000 paia di orecchie affamate di informazione, musica e intrettenimento, non bisogna dimenticare che Radio Sapienza può contare su diverse migliaia di desktop presenti negli uffici e soprattutto sulla rete wi.fi di ateneo che ha una estensione notevole. In media abbiamo 15.000 terminali wi-fi collegati ogni mese. Se si aggiunge la rete wi-fi della Provincia la copertura diventa importante.”

Della vicenda oltre a Fiorello si sono interessati anche Pino Scotto, la Repubblica, Libero, Excite, Ustation e decine e decine di blogger e siti di settore.

SEGUIAMO SEMPRE GLI AMERICANI, MA LORO HANNO LE RADIO UNIVERSITARIE IN FILODIFFUSIONE NEI CAMPUS, NOI LE CHIUDIAMO.

In un Paese come l’Italia, che noi riteniamo civile, è ineccepibile pensare che al posto di fare promozione e potenziare le strutture di un media così importante come è una radio universitaria, la si chiuda.

Ineccepibile. Così come lo è anche che la Sapienza, che dal suo canto si vanta di essere il più grande ateneo d’Europa ed uno dei migliori in Italia e nel mondo, non sia in grado di mantenersi una radio, anzi, affossa quella già debilitata che ha. Notevole controsenso. Per fortuna ci sono altre università italiane che sanno apprezzare. Le loro radio sono funzionali, linde e pinte. Dobbiamo pensare che la Sapienza sia qualcosa di ormai superato e tecnologicamente vecchio? Questa è l’idea che si sta dando all’esterno. I ragazzi della Sapienza purtroppo hanno avuto la sfortuna di trovarsi in un ambiente che evidentemente non sa apprezzarli, anzi, gli è ostile.

Cosa ne sarà di Radio Sapienza? Resterà solo una bella storia da tramandare ai nipotini? Resterà il sogno interrotto di chi le dava voce? Chissà, nessuno può dirlo, e chi invece può fare qualcosa di concreto non lo fa, o peggio ancora tace. Nel frattempo quei ragazzi che per quella radio tanto hanno disperato, gioito e pianto e tanto ne sono andati fieri, al punto di considerarla una seconda casa, restano con gli occhi pieni di speranza, aspettando che la luce rossa dell’ON AIR torni accesa.

Mirko Carnevale

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