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13 settembre 2011

Diabete: prevenzione e intervento tempestivo

Il 13 settembre è cominciato a Lisbona il 47°Congresso Europeo della Easd (European Association for Studies on Diabetes).

La conferenza ha come tema principale le moderne frontiere della ricerca, in particolare nel campo dell’obesità e del Diabete 2 (detto “Diabete Adulto”), la cui combinazione, specie nelle persone al di sopra dei 40 anni, specie quelle in eccesso ponderale e non dipendenti da farmaci insulinici, può avere conseguenze devastanti.

Gli specialisti definiscono l’obesità unita a diabete 2 come una vera e propria epidemia del nuovo millennio. Altro tema molto dibattuto sarà la nuova frontiera della ricerca e della sperimentazione per trovare alternative alle iniezioni di insulina per i malati di Diabete 1.

All’interno della conferenza molto importante è stato il contributo della ricerca italiana: l’iperglicemia e la trascuratezza nei controlli di prevenzione del diabete lasciano la loro impronta sul fisico che ha “memoria metabolica”.

Lo afferma Antonio Ceriello, esperto italiano presso l’Istituto di ricerche biomediche di Barcellona e membro Amd, medici diabetologi, al Convegno europeo sul Diabete in corso a Lisbona.

Importanti studi del 1993 sul diabete di tipo 1, poi confermati nel 1998 sul diabete di tipo 2, hanno già messo in luce quanto i controlli della glicemia prevengano le complicanze, ma in presenza di emoglobina glicosilata i mitocondri, le centrali energetiche degli organismi, producono radicali liberi. Alcune ricerche hanno verificato che anche chi si sottopone a cure rigorose ma tardive riesce a far tornare normale la glicemia, ma continua a produrre radicali liberi.

Una persona in normale stato di salute non ha mai glicemia sotto il valore di 70 e sopra 140, per questo si tratta di un range molto stretto, il cui mantenimento comporta un forte dispendio d’energia. Da qui l’importanza della prevenzione, e dell’intervento terapeutico precoce che tuttavia non deve essere aggressivo per evitare il rischio di ipoglicemie. Chi da sempre, da almeno dieci anni, ha avuto una buona glicemia ha il vantaggio di avere meno complicanze. E il corpo se ne ricorda.

Giampaolo Felli

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