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10 settembre 2011

Libri più cari? Più cultura. Parola di Ricardo Levi

Dopo essere stata approvata il 20 Luglio, è entrata in vigore dal 1° Settembre la legge Levi, dal nome del primo firmatario Ricardo Franco Levi, del Partito Democratico. Levi si era già fatto notare per alta capacità di adesione al progresso e disinteresse nella difesa di certi interessi quando, nel 2007, si era fatto promotore del disegno di legge detto “Levi-Prodi” (soprannominato “anti-blog” o “ammazzaweb”), che mirava ad una riforma dell’editoria che obbligasse ogni manifestazione editoriale on-line (blog, forum, siti culturali e di informazione) ad essere registrata al registro italiano degli operatori di comunicazione, con tutte le conseguenze (fatte soprattutto di oneri legali) del caso.

Sullo stesso filone, ma relativa ad ambiti diversi, è invece la nuova legge Levi, promossa dal PD ma subito appoggiata anche dal PDL, che si propone di “disciplinare il prezzo dei libri”. «Oibò» esclamerà un lettore, specie in via d’estinzione in suolo italico «magari al governo hanno finalmente deciso di fare qualcosa per promuovere la cultura nel nostro Paese abbassando il prezzo dei libri».

Costui non sa quanto si sbaglia: la legge, infatti, non fa altro che fissare, in ogni genere di vendita di libri -attenzione- anche nel caso di “commercio elettronico”, un tetto massimo allo sconto che il venditore può decidere di applicare. La percentuale massima di sconto diventa ora pari al 15%, sale al 20% solo in casi particolari (in favore di organizzazioni senza fini di lucro, scuole, biblioteche, o nell’ambito di manifestazioni come i saloni del libro) e potrà raggiungere il 25% solo nel caso di una campagna di sconti decisa dall’editore, al massimo una volta l’anno e non realizzabile nel mese di Dicembre, alla quale i venditori al dettaglio avranno comunque facoltà di non aderire.

Insomma, in soldoni, la legge punta a difendere gli interessi di editori, catene e piccole librerie ed a penalizzare fortemente le attività dei negozi on-line, che spesso applicano percentuali di sconto ben superiori a quelle ora fissate: non a caso, la legge non ha tardato ad essere ribattezzata “anti-Amazon”, dal nome del colosso americano, uno dei soggetti più direttamente coinvolti dalla norma (peraltro sbarcato in Italia con il portale Amazon.it pochi mesi prima che la legge venisse approvata).

Martina Angioni, country manager di Amazon per l’Italia, spiega a ilfattoquotidiano.it «Noi preferiamo operare in mercati che assicurano migliori condizioni di concorrenza e dove la più ampia fascia di pubblico possa comprare. Perché non solo è sbagliato che lo Stato intervenga sul prezzo nel mercato editoriale, ma se è vero che il problema è che la domanda di libri non cresce, allora questa legge non fa nulla a beneficio dei lettori reali e potenziali».

Fanno eco a questa presa di posizione i rappresentanti degli altri store on-line e soprattutto i lettori, probabili vittime collaterali di questo contrasto di interessi: già diverse sono le campagne per realizzare raccolte di firme da inviare al Presidente della Repubblica, per segnalare il dissenso della gente nei confronti di una legge che, a dire dei promotori, viola palesemente l’articolo 41 della Costituzione, che sancisce la libertà di iniziativa economica.

Gongolano, come prevedibile, gli editori: Marco Polillo, presidente dell’Associazione italiana editori commenta “la legge migliora sostanzialmente la situazione attuale, di fatto senza controllo, attraverso una regolamentazione del mercato che, pur garantendo ai lettori la possibilità di accedere alle varie offerte decise dagli editori sulla loro produzione, definisce in maniera certa i limiti entro cui si potranno fare le promozioni”.

Il nostro amico lettore è, a questo punto, confuso, e decide di ricorrere alle parole del relatore stesso della legge, intervistato da kindleitalia.com: «Fissando un tetto agli sconti» argomenta Levi «la legge pone fine alla permanente guerra sui prezzi il cui risultato era il continuo crescere degli stessi prezzi, dato che, com’è evidente, al calare dei loro ricavi netti per effetto degli sconti sempre più alti, gli editori reagivano con un aumento dei prezzi di partenza, cioè di copertina. »

Ah, ecco, allora! Tutto torna, adesso, ed il nostro amico lettore ha scoperto che meno sconti=prezzo minore! Ora si spiega, d’altra parte, perché tra le finalità della legge è scritto: “Tale disciplina mira a contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creativita` letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell’informazione”. Si può ottenere tutto ciò semplicemente diminuendo gli sconti!

Il nostro lettore lascia quindi l’attualità e torna alle sue letture abituali, riservandosi, un giorno, di interessarsi di economia e marketing, materie delle quali evidentemente conosce poco o niente, almeno in confronto a certi esponenti del governo italiano.

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