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8 settembre 2011

Rifiuti: un’emergenza “spaziale”

Pensavate che quello della spazzatura fosse un problema tutto “terrestre”? Vi sbagliavate di grosso.

Le cose, infatti, nello spazio non sembrano andare molto meglio.
Facile ironia? Affatto.

Le trasmissioni telefoniche, radio, televisive dipendono oggi sempre più dallo spazio, così come i sistemi di guida di automobili e mezzi aero-navali a tecnologia GPS e via dicendo. Un elenco interminabile.
Ebbene ognuno dei 1000 e più satelliti che orbitano attorno alla Terra è, ad ogni minuto, in pericolo causa l’elevata presenza di relitti cosmici.

Lo spazio attorno alla Terra, infatti, non è vasto, sterminato, libero come pensiamo, anzi. Oggi più che mai trovare un orbita sicura per un nuovo satellite o sorvegliare la sicurezza di quelli in funzione è un impresa sempre più titanica e, soprattutto, costosa.

Un quadro non certo idilliaco, che peggiora di anno in anno.
Questo insomma l’allarme lanciato con forza dal Generale William Shelton, comandante dell’Aviazione USA, in occasione del “Convegno annuale sulle condizioni dello spazio”.

Sotto accusa la “spazzatura spaziale”: pezzi di satelliti non più funzionanti, pezzi di razzo vettore rimasti in orbita e altri, più o meno grandi, di satelliti incidentati.
Ne conosciamo bene almeno 20.000 in orbita attorno alla Terra (ma probabilmente sono almeno dieci volte tanto).

Circondano la Terra in una sempre più pericolosa rete a maglie strette, un reale pericolo per i satelliti tuttora in funzione. Grossi pezzi di spazzatura che continuano ad aumentare senza sosta, questo perché i satelliti hanno una vita operativa limitata e restano spesso in orbita anche quando diventano inattivi. Aumenta così esponenzialmente il pericolo di collisioni fra residui.

Stanno su varie orbite, soprattutto nella zona fra i 700 e 1200 km dal suolo, ma ce ne è una seconda fascia molto più lontano, nelle orbite dei satelliti geostazionari e di telecomunicazione, sui 30.000 km dal suolo.

Ma che male può mai fare un banalissimo bullone a una macchina grande come un campo da calcio, come ad esempio la Stazione Spaziale Internazionale, ISS ? Giusto chiedercelo, sulla base della nostra esperienza “terrestre”, ma nello spazio può farne parecchio, dato che i detriti spaziali viaggiano a migliaia e migliaia di km/h, mediamente sui 30.000.

Ora che i Paesi con satelliti in orbita sono circa 50 diventa problematico mettersi d’accordo sul chi e sul come si debba cercare di risolvere il problema. Le proposte non mancano, comprese quelle più fantasiose come raccogliere i detriti spaziali con coppie di satelliti che stendano una rete a strascico in orbita o disintegrarli con cannoni laser, arpionarli con satelliti appositamente costruiti, quasi fossero baleniere.

L’approccio insomma non sembra proprio dei più seri.
Il problema, per di più, non riguarda solo i satelliti “civili” ma anche quelli militari.
Situazione che ha spinto il DARPA, Defense Advanced Research Projects Agency, a prendere in mano la cosa e stilare un rapporto sulle possibili soluzione ed i costi.

Durissima la conclusione: impossibile risolvere il problema.
La sola soluzione praticabile ad oggi è “congelare” la situazione e, soprattutto, trovare un’intesa politica per non peggiorarla.
Il primo passo verso lo smaltimento, intanto, potrebbe consistere nel recupero dei detriti più voluminosi tramite satelliti “spazzini”, a cominciare da quelli che stazionano sulle orbite più a rischio.

Si va quindi verso, la raccolta differenziata anche nello spazio. Basterà a risolvere il problema?
Staremo a vedere.

Matteo Napoli

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