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16 settembre 2011

Rimini chiede a Bologna il dipartimento di Economia

L’anno accademico non è ancora iniziato e all’università di Bologna c’è già grande fibrillazione.
L’ateneo felsineo infatti, sta procedendo al riassetto organizzativo e didattico legato all’applicazione della riforma Gelmini. le nuove norme infatti obbligano L’università bolognese ad operare scelte che potrebbero segnare la fine o il definitivo sviluppo e decollo delle sedi decentrate.

Il nuovo assetto, ha già segnato la fine dei poli didattico-scientifici di Rimini, Cesena Forlì e Ravenna. L’unica speranza di mantenere l’autonomia per queste sedi dunque, è affidata alla creazione di dipartimenti che potrebbero consentire lo svolgimento di alcuni corsi e il mantenimento di alcune facoltà.

Secondo le nuove norme previste dal MIUR e dalla riforma Gelmini, per ottenere un dipartimento è necessario che almeno trentacinque docenti di una facoltà o dell’ateneo oltre alle attività didattica svolgano nella città sede dell’ateneo e nella facoltà di riferimento anche attività di ricerca.

Attualmente Rimini è riuscita ad ottenere un dipartimento:””Qui abbiamo creato il Dipartimento di Scienze per la salute e la qualità della vita – ha spiegato Giorgio Cantelli Forti, presidente del Polo universitario di Rimini, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico – che unisce in modo trasversale facoltà scientifiche e umanistiche come farmacia, medicina, scienze motorie e moda. il nuovo dipartimento garantirà un’offerta formativa ampia ad esso infatti sono afferenti dodici corsi di laurea” ha concluso Cantelli un investimento sul futuro e sullo sviluppo dei saperi nella società questa la finalità del progetto e del dipartimento.

Restano però fuori dal nuovo dipartimento le facoltà di Economia e statistica già da tempo presenti nella città che però pur restando attive sul territorio verrebbero gestite direttamente da Bologna.
per queste ragioni da Rimini chiedono di attivare il dipartimento di Economia. una richiesta diretta ai vertici dell’ “Alma Mater”di Bologna.

“Per gli studenti non cambierebbe nulla: i corsi di laurea sono garantiti -sostiene , Cantelli Forti. – Ma c’è il pericolo che siano organizzati da Bologna, quindi con meno interazioni sul territorio. Io auspico che Rimini ottenga un secondo dipartimento non per questioni di potere accademico, ma per un potere culturale e di rappresentanza dell’università sul territorio. E soprattutto per potere sviluppare l’università insieme al territorio nel tempo”.

Una vicenda che lascia qualche interrogativo. Gli studenti non verranno penalizzati, per cui ci si chiede il perché di questa insistenza nel volere a tutti i costi l’autonomia. Il ragionamento di Cantelli appare corretto quando sottolinea come la gestione , centralizzata potrebbe risultare poco adatta a gestire la sede di economia di Rimini, perché la distanza influirebbe negativamente ma si dovrebbe spiegare meglio la questione spiegano quali sono i progetti di sviluppo territoriale previsti in modo concreto in maniera tale da sgombrare il terreno da eventuali dubbi ma sopratutto per rendere più efficace l’azione per l’ottenimento del dipartimento.

Vincenzo Amone

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