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18 settembre 2011

Scoperto un nuovo pianeta extrasolare: Keplero-16b

E’ stata scoperta in questi giorni l’esistenza di un nuovo pianeta extrasolare che, proprio come il pianeta natale di Luke Skywalker “Tatooine” della famosissima serie Guerre Stellari, orbita intorno a due soli.

Si, proprio così.

Il pianeta che orbita intorno al sistema binario 12644769, che è formato da due stelle che ruotano intorno ad un baricentro comune, vede sorgere e tramontare all’orizzonte non uno ma ben due soli splendenti.

Ve lo immaginate lo spettacolo?

A compiere questa straordinaria scoperta è stato il telescopio spaziale Keplero che, ormai da qualche anno, scandaglia il cielo notturno in direzione delle costellazioni del Cigno e della Lira (ben visibili nel cielo notturno nel periodo estivo) monitorizzando i cicli orbitali di circa 155.000 stelle.

Il singolare sistema planetario è stato individuato, infatti, in seguito all’analisi del complesso schema di variazioni di luminosità e di eclissi delle stelle esaminato grazie alle immagini fornite da questo modernissimo telescopio.

Keplero-16b, così si chiama il nuovo pianeta extrasolare, appartiene alla classe dei cosiddetti “Giganti gassosi”, che sono pianeti simili a Giove e Saturno.

Questi pianeti si chiamano così perché, qualora la loro massa gassosa fosse stata anche di poco superiore a quella effettivamente posseduta, il rapporto pressione/temperatura, all’interno del loro nucleo, avrebbe dato luogo ad una serie di reazioni termonucleari che li avrebbero fatti “accendere” trasformandoli in vere e proprie stelle.

Non a caso, infatti, questi pianeti sono soprannominati “stelle mancate”.

Se Giove, per fare un esempio, avesse avuto una massa leggermente superiore a quella che ha e, dunque, si fosse “acceso”, avviando al suo interno le reazioni termonucleari di fusione dell’idrogeno in elio, avrebbe cominciato ad orbitare intorno al Sole modificando del tutto l’attuale struttura planetaria del Sistema Solare che avrebbe avuto, al pari di tanti altri Sistemi nella Galassia, non una ma ben due stelle al suo centro.

Nello specifico, Keplero-16b, situato a circa 200 anni luce dalla Terra, è un pianeta gassoso che ha una massa pari ad 1/3 ed un diametro pari a 3/4 di quelli di Giove.

Orbita intorno alle sue due stelle alla stessa distanza che separa Venere dal Sole e compie un giro completo intorno al sistema stellare binario in un periodo che oscilla tra i 230,3 e i 221,5 giorni.

Al contrario, invece, le due stelle “madri” impiegano circa 41 giorni per orbitarsi intorno, ruotando assai più velocemente del loro piccolo pianeta ad una distanza media di 34 milioni di chilometri l’una dall’altra.

Se Kepler-16b, più piccolo e più denso dei nostri Giove e Saturno per la maggiore presenza al suo interno di metalli pesanti, si fosse “acceso”, al posto del sistema binario 12644796 avremmo avuto un sistema formato da tre stelle in rotazione, l’una intorno all’altra, in perfetto equilibrio.

Poiché entrambi i soli di Kepler-16b sono più piccoli e freddi del nostro Sole, la temperatura superficiale del pianeta è più bassa di quella terrestre, ed oscilla fra i -170 e i -200 gradi Kelvin.

Sistemi stellari binari con al seguito un sistema planetario erano già stati individuati in passato, ma questa è la prima volta che si scopre un pianeta che, anziché orbitare intorno ad una delle due stelle, ruota contemporaneamente intorno ad entrambe.

“Trattasi di una scoperta sorprendente” ha dichiarato Alan Boss, del Carnegie Institute di Washington, che con gli scienziati dello Harvard-Smithsonian Center, della Yale University e di altre istituzioni coordinate da Laurance Doyle del SETI Institute (USA) firma un articolo pubblicato sulla famosa rivista scientifica americana Science. “Ancora una volta”, continua Alan Boss, “ciò che fino a poco tempo fa si riteneva fantascienza è diventato realtà”.

Ma… E’ possibile che si tratti di un pianeta abitato?

Difficile dirlo.

Però, se si considera che alcune immagini all’ultravioletto riprese dalla sonda GALILEO, inviata intorno al Gigante del Sistema Solare qualche anno fa, sembrerebbero evidenziare la presenza di composti organici complessi, sintetizzati in un ambiente atmosferico caratterizzato da scariche elettriche temporalesche e dalla presenza di grandi quantità di metano, ammoniaca, idrogeno e solfuro d’idrogeno, che sono gli stessi elementi che hanno favorito lo sviluppo della chimica organica sulla Terra, è facile comprendere come le speculazioni di alcuni scienziati come Carl Segan ed Ed Selpiter, che ancor prima di queste scoperte avevano ipotizzato la possibile esistenza di creature viventi sui pianeti gassosi, non sembrano poi così pazzesche.

Se a ciò si aggiunge che l’alta atmosfera di Giove, così come quella di quasi tutti i pianeti gassosi conosciuti, essendo caratterizzata dalla totale assenza di ossigeno e di composti ossigenati, non è poi così diversa da quella della Terra primordiale, in cui sappiamo essersi sviluppate le prime forme di vita, il dado è tratto.

L’unica differenza è che sulla Terra i materiali organici, sintetizzati dai fulmini terrestri, si accumulavano e sviluppavano nel cosiddetto “Brodo Primordiale”, mentre nel caso dei pianeti gassosi l’unica possibilità è che questa chimica organica si sviluppi nei loro ambienti atmosferici.

Per forme di vita la cui chimica organica, come nel caso terrestre, è basata sul carbonio, però.

Ma scienziati come Carl Segan ed Ed Selpiter, che hanno ipotizzato l’esistenza di creature viventi su Giove, non parlavano di forme di vita basate sul carbonio.

In realtà, non hanno mai inteso riferirsi apertamente a nessuna chimica ben precisa, ma soltanto a forme di vita la cui chimica è diversa da quella del carbonio.

Tutti gli Accademici, infatti, come anche Segan e Selpiter, sono ben consapevoli del fatto che intelligenze o civiltà tecnologicamente evolute potrebbero benissimo non aver bisogno di un pianeta di tipo terrestre per sopravvivere e nemmeno di una chimica del carbonio, che potrebbe, per esempio, essere sostituita da una chimica del silicio.

Lungi dall’essere un fenomeno locale ed eccezionale, l’esistenza di numerose altre forme di vita nell’universo sembra essere, dunque, una potenziale realtà scientifica.

Ma l’uomo è davvero pronto ad accettare questa eventualità?

Questo io non lo so.

So soltanto che quando le calde sere d’estate alzo gli occhi al cielo per contemplare, in silenzio, le meraviglie dell’Universo, estasiata dallo spettacolo che si mostra ai miei occhi, avverto un tale senso di pace e di tranquillità che, per un istante, tutta la solitudine e la tristezza che, a volte, mi porto nel cuore come d’incanto svaniscono, per lasciare il posto ad un sentimento di fratellanza e di comunione universale.

Danila Zappalà

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