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10 settembre 2011

Uomini: l’inutilità delle confidenze

Che uomini e donne siano due pianeti differenti, è cosa bella e appurata. Le differenze tendono a più infinito ed alcune sono divenute pure luoghi comuni e verità assolute.
L’ultima verità scientifica arriva dall’Università del Missouri, dove una ricerca ha dimostrato che gli uomini sono più restii alle confidenze, non tanto per motivi di riservatezza o per timidezza nel mostrare i propri sentimenti, quanto perché vengono ritenute una perdita di tempo.

Lo studio – spiega Luigi Janiri, professore associato di psichiatria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Romafotografa perfettamente la differenza di genere che esiste prima di tutto a livello genetico e biologico. Nella donna, infatti, prevale il cervello emotivo, ovvero l’emisfero destro e il lobo limbico e ciò determina una differenza precisa nell’elaborazione e anche nell’espressione delle emozioni“.

Ne deriva quindi, che se per le donne lo sfogo è qualcosa di liberatorio e salutare, per gli uomini è una cosa del tutto inutile e insignificante.
Risulta interessante che la ricerca sia stata svolta su un campione di 2 mila bambini e adolescenti maschi, questo a dimostrare che la chiusura emotiva inizia fin da bambini e non è una questione di educazione o di emulazione, ma ciò comporta che da adulti l’uomo ritenga inutile anche confidare i propri sentimenti alla propria partner, provocando anche delle divergenze.

Per anni la maggior parte degli psicologi ha insistito sulla necessità che i maschi imparassero ad esprimere sensazioni e stati d’animo, superando l’imbarazzo e il timore di apparire deboli – commenta la dottoressa Amanda Rose che ha svolto quattro studi sul tema – ma quando abbiamo chiesto ai ragazzi come si sentivano dopo aver parlato dei propri problemi, non hanno espresso più angoscia o disagio rispetto alle ragazze. Semplicemente i ragazzi hanno spiegato che non vedono alcuna utilità nel perdere del tempo a parlare dei propri sentimenti“.

Già era emerso in un precedente studio, condotto ancora dalla dottoressa Rose, che il continuo rimuginare sui problemi aveva reso i ragazzi e non le ragazze più ansiosi e depressi. “La minor propensione dell’uomo a confidarsi e ad entrare in intimità – spiega Janiri  – ha un impatto enorme sulla relazione di coppia specie al giorno d’oggi in cui la donna è più autonoma e ha fatto tante conquiste senza però perdere la sua capacità di introspezione“.

L’importanza di questo studio è che permette, ora di intervenire in fase evolutiva per modificare l’approccio ai sentimenti dei due diversi generi.
Per esempio, i genitori dovrebbero esortare i figli maschi a condividere i propri stati d’animo e le preoccupazioni, mentre le figlie femmine a superare gli ostacoli in autonomia.

Solo agendo precocemente si può tentare di correggere l’atavica suddivisione dei ruoli maschili e femminili. Per esempio, a partire dai giochi. Dovremmo lasciare i bambini liberi di fare le loro scelte ed esplorazioni. Se un maschietto vuole giocare con le bambole o una femminuccia con la pistola, i genitori non devono intervenire per inculcare loro l’idea che questo non è un gioco adatto. È proprio così che si creano i presupposti per le differenze di genere“.

Attenzione, però, al già avanzato stato di alterazione dei generi, in un mondo che vedo l’uomo sempre più femminilizzato e la donna mascolina. La confusione non è mai troppa.

Irene Cassaniti

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