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16 settembre 2011

Verso un cinema… “infantile”

Da Harry Potter a Kung Fu Panda, cambia il Box Office e il cinema “studiato””Mi sembra che oggi il cinema rischi una vera e propria regressione, trasformandosi in un intrattenimento puramente infantile“.
Questa citazione, appartenente a tempi ben lontani, firmata Sergio Leone, appare stranamente attuale osservando i film che occupano i Box Office internazionali.

Tra i più visti tra il 2010 e il 2011 spiccano da un lato pellicole orientate verso un pubblico prevalentemente giovane come Harry Potter, Cars 2 e Kung Fu Panda 2, dall’altro enormi giocattoli al limite tra il mitologico e il tecnologico come Thor, Transformers 3 e Green Lanthern.

Il cinema italiano, all’interno delle classifiche, spicca solo sotto forma di commedia per famiglie e cinepanettoni, altalenando tra “Che bella giornata“, “Maschi contro femmine” e “Natale in Sudafrica“.

La serata del pubblico italiano deve essere leggera. Niente pugni nello stomaco o traumi, i film impegnati vengono scaraventati nei cinema d’essai perchè, altrimenti, lascerebbero quello che in gergo viene definito “groppone sullo stomaco“.

Non bisogna demonizzare totalmente la strada che il cinema italiano sta prendendo ma è pur necessario chiarire, a scanso di equivoci, che Christian De Sica non è Totò e che Brizzi non è Zavattini. Il cinema italiano fa un passo indietro dopo l’altro perchè manca la voglia, manca lo spazio, mancano i soldi.
Ma, in fin dei conti, viene anche da chiedersi: chi li cerca se poi, a fare i film “impegnati” sono sempre gli stessi (con tutte le complessità del caso) mentre gli altri pensano a batter cassa?

Gli eroi e gli antagonisti del nostro cinema combattono senza usare armi ma documenti, non usano spade e bacchette magiche ma permessi e recensioni, premi, spot e partecipazioni. Nel frattempo la distanza tra il cinema studiato nelle università e quello presente nelle sale aumenta progressivamente, l’evoluzione filmica passa in secondo piano e diventa un aspetto su cui si concentrano più gli studiosi di economia che quelli di film.

Quello che per Sergio Leone, ovvero l’intrattenimento infantile, era una regressione, diventa oggi una strada di redenzione. Il cinema fiabesco, lo insegna Propp, è una danza di personaggi che compiono le stesse azioni ripetutamente, solo scambiandosi la maschera ma, senza dubbio, ogni azione è ponderata, racchiude archetipi ancestrali e contempla il bene e il male come scelte definite.

La scelta del cinema italiano, invece, appare oscura, condizionata, frastornata, a metà strada tra il salvare la principessa e il lasciarla morire. Eppure, lo sanno anche i bambini, è il bene che dovrebbe vincere sempre.

Tommaso Ceruso

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