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25 ottobre 2011

Javier Zanetti ospite al CUS Bergamo

Si è svolto nel pomeriggio di ieri, presso il CUS dell’Università di Bergamo, un bellissimo incontro tra il capitano nerazzurro Javier Zanetti e diverse centinaia di giovani universitari.

L’incontro dal titolo “Corpo e sport: risorsa e limite, espressione e disciplina”, è una tappa del percorso organizzato dalla Diocesi di Bergamo in collaborazione con l’Università sulla questione della corporeità a partire da alcune esperienze che sono caratteristiche del mondo giovanile.

A partire dalla riflessione del vescovo Beschi sull’importanza di riconoscere che ciascuno di noi “non ha un corpo, ma è il suo corpo” è stato chiesto al nostro Capitano di portare una testimonianza sull’esperienza di atleta che ha raggiunto livelli sportivi di straordinario valore. Insieme a lui c’erano un giocatore di rugby e un allenatore del settore giovanile dell’Atalanta.

E Zanetti ha raccontato in modo chiaro e diretto, a tratti confidenziale, il rapporto inscindibile tra il talento individuale e la disciplina sportiva.

“Vengo da una famiglia e da una situazione di povertà. Ho visto i miei genitori fare grandi sacrifici per regalarmi la possibilità di studiare e di giocare a calcio. Ho avuto in dono dalla vita un fisico importante ma ho dovuto faticare tantissimo, e oggi ancora di più, per raggiungere grandi risultati. Quando sono arrivato in Italia ho dovuto lasciare la mia terra, i miei amici, tutto. Ma sono stato accolto da una grande famiglia, quella dell’Inter. Per un po’ di anni non abbiamo vinto, ho avuto la possibilità anche di andarmene, ma sapevo, ero convinto che con la tenacia e la fatica saremmo riusciti a regalare ai tifosi quello che da tempo aspettavano. E così è stato. Non si può essere grandi atleti per lungo tempo se non si rispetta se stessi e il proprio corpo”. E ha chiuso ricordando a tutti i ragazzi: “Una cosa è ancora più importante delle vittorie: gli affetti. Se sono arrivato a questi risultati è grazie ad una bella famiglia che con mia moglie abbiamo costruito”.
Il nostro capitano nella terra di un altro grande capitano interista e grande atleta, Giacinto Facchetti.

I giovani hanno ascoltato, domandato, applaudito. E hanno voluto conoscere da Zanetti anche la realtà della Fondazione Pupi.

Alla fine dell’incontro Zanetti si è intrattenuto con centinaia di ragazzi che chiedevano l’autografo, e ha regalato alcuni suoi gadget ad alcuni ragazzi in situazioni particolari.

Perchè lo sport è vita. L’ascolto sostegno.

Le due cose insieme regalano stabilità e solo così si possono percorrere le strade impervie della vita.

Un insegnamento di cui noi tutti, sportivi e non, dovremo tenereconto.

Gaetano Santandrea

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