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30 ottobre 2011

La gelosia: da dove nasce, come prevenirla a come curarla

La violenza e lo stalking
La gelosia

La gelosia

La gelosia, sentimento vecchio come il mondo, è stata studiata da discipline diverse ed ogni ottica ci ha presentato una sfaccettatura interessante ed importante.

Forse, integrando i differenti punti di vista, potremo capire qualcosa di un sentimento così complesso.

Abbiamo l’ipotesi biologica di Donatella Marazziti, che, analizzando le radici biologiche di questa emozione e comportamento, individua la causa della gelosia nell’alterazione del sistema serotoninergico, con un numero minore dei trasportatori della serotonina. La Serotonina è responsabile del tono del nostro umore ed è dunque legata alle emozioni sia di piacere che di dispiacere. Una sua adeguata produzione e circolazione all’interno del cervello veicola la percezione più o meno positiva di se stessi e degli altri.

Vi è poi l’ipotesi antropologico-culturale, secondo cui la gelosia compare per la prima volta circa un milione di anni fa nelle pianure africane, dove la vita non era per nulla facile. Il maschio preistorico era geloso perché non voleva figli da allevare che non fossero suoi, visto che era già tanto impegnativo nutrire i propri. Questo lo rendeva sospettoso nei confronti di possibili intrusi. La femmina invece era gelosa perché temeva che l’uomo, distratto da altre femmine, potesse trascurare la propria prole e venisse così a mancare il sostentamento alla propria famiglia.

Infine, abbiamo l’ipotesi psicologica di Peter Schellenbaum, secondo cui “i bambini non amati crescono convinti di avere una colpa che condanna all’espulsione permanente dal paradiso dell’affettività”. Il bambino non amato tende ad aggrapparsi al suo oggetto d’amore e vi si attacca sempre più in un abbraccio che nasce dalla paura.

La gelosia, una malattia o una sindrome: da dove nasce, come prevenirla a come curarla

È la tipica sindrome da aggrappamento descritta dallo psicanalista ungherese Imre Hermann. Nella prima infanzia la sindrome da aggrappamento viene superata percorrendo la strada dell’autonomia dosata, cioè basata sulla sicurezza di poter tornare ogni volta al nido materno. La sindrome di aggrappamento, che è praticamente il timore di lasciare il “marsupio”, mette in evidenza le tante facce della paura di rimanere soli, e spesso diventa gelosia. Invece di negarla, distruggendo qualcosa che è radicato fin dall’inizio nel più profondo di noi, occorre imparare che l’oggetto d’amore può essere condiviso. Il nostro desiderio è senza frontiere: gli si devono imporre degli argini, non per incarcerarlo, ma per farlo scorrere come un fiume verso il mare, altrimenti la gelosia diventa espressione d’odio più che d’amore.

Le ricerche dimostrano che uomini e donne sono diversamente gelosi. I maschi sono più reattivi di fronte al tradimento sessuale, perché si sentono colpiti nella loro autostima, mortificati dal confronto con il rivale, mentre le donne temono maggiormente il tradimento affettivo, dimostrando una maggiore preoccupazione per i risvolti che il tradimento può avere sul loro futuro e quello della famiglia, quando ci sono figli.

Gelosia e tradimento sessuale: J. K. Campbell e Willy Pasini

Oggi, nei giovani la paura del tradimento sessuale si sta affievolendo. I maschi tendono a non mettersi in discussione, e la gelosia scatta quando c’è un altro, un rivale simile a loro, che però riesce meglio nello sport e nel lavoro. Le femmine, al contrario, temono quelle che sentono “diverse”, dissimili, soprattutto se più giovani e più belle.

Un altro spunto di riflessione è il giudizio diverso che, per tradizione, si dà del tradimento del maschio o del tradimento della femmina. Secondo J. K. Campbell, l’onore maschile tende ad essere competitivo e attivo: una volta compromesso può essere ripristinato, mentre l’onore e la vergogna femminili sono invece passivi e difensivi: una volta perduti, non si possono recuperare.

Willy Pasini riferisce “per gli psicologi evoluzionisti, questo è un residuo del fatto che i nostri antenati meno gelosi hanno generato un numero inferiore di discendenti, e quindi i gelosi hanno avuto la possibilità di meglio riprodursi (e trasmettere i loro geni) fino ai nostri giorni. Una gelosia “mediterranea”, insomma, al servizio dell’umanità e della riproduzione. Gli evoluzionisti sostengono infatti che era naturale che il maschio fosse geloso, perché si è dovuto “adattare” all’ambiente e alle compagne “traditrici”, in quanto pare che l’infedeltà ottimizzi il potenziale di fertilità femminile. Ed è vero: ancora oggi una percentuale del 3 al 6 per cento dei bambini risulterebbe illegittima se li sottoponessimo tutti all’esame del sangue o del DNA.

Questo antico impulso “di difesa” rimane inconscio e stimola la possessività. Così si spiega come, anche oggi che possiamo evitare di avere figli grazie alla contraccezione, la gelosia continui a tormentarci come faceva con i nostri antenati.

Anche adesso, che non esiste più l’omicidio con attenuante del “delitto d’onore”, molti uomini hanno reazioni maschiliste per quanto riguarda sessualità e possessività. Però, se oggi domandiamo alle donne infedeli perché tradiscono il marito, la risposta è assolutamente “emozionale”, centrata su di sé: per ritrovare fiducia e per vivere, con un altro uomo, brividi erotici dimenticati o mai provati. Il meccanismo evoluzionista – tradire per aumentare il potenziale riproduttivo – è stato coperto da altre motivazioni, più centrate sulle emozioni femminili”(W.Pasini,2003,Gelosia.L’altra faccia dell’amore, Mondadori Editore, Milano, pgg. 22-23).

Alessandro Bertirotti

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