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1 ottobre 2011

La maledizione della “biblioteca fantasma” dell’Università di Genoa

Vi è mai capitato di avvicinarvi a un tavolo e di provare quella strana vertigine che ci assale quando, che so, siamo ai piedi di una cattedrale gotica?
Forse non a tutti, di sicuro, però, ne sanno qualcosa gli sbigottiti utenti della biblioteca di Scienze Politiche di Genoa, con sede nel celebre Albergo dei Poveri.

Studenti bonsai o tavolini ciclopici?
Nel dubbio, meglio accorciare i secondi!
“È una maledizione”, bisbiglia qualcuno, la “maledizione della “biblioteca fantasma”, così com’è stata soprannominata da studenti e frequentatori vari.

Ma prima di darcela a gambe, proviamo a svelare l’arcano! Anche perché, detto tra noi, la spiegazione non è poi così difficile.

All’origine di questa macroscopica anomalia, ci sarebbe, infatti, un errore nella fase di progettazione.
Il risultato: un centinaio di scrivanie extralong.
Il caso, com’era prevedibile, ha creato non poco imbarazzo all’interno dell’Ateneo.

A farne le spese un docente, nonché libero professionista, dell’Università, il professor Enrico Davide Bona, associato della facoltà di architettura, con studi a Milano, Parigi e Genova.
Tra i compiti affidati all’architetto (impegnato da oltre 15 anni nella ristrutturazione dell’ex sede dell’Emanuele Brignole) c’era, infatti, anche quello di progettare il design del secondo piano della biblioteca, per il quale Bona ha ideato sedie e scrivanie.

Riguardo le sedie, nessun problema.
L’inghippo è sorto, invece, colle scrivanie: sobrie, robuste, decisamente eleganti nel loro color faggio.
Perfette, se non fosse per quell’unico, percettibilissimo difetto: sono tutte fuori misura.

Drastica la conclusione: si taglia.
A mettere mano al portafoglio, però, non sarà l’Università, ma lo stesso prof. Bona.

“Si è fatto carico di tutto il professore – spiegano l’Università – per noi il problema è come se non ci fosse neppure stato” .

Ermetico il commento del diretto interessato, che si limita a puntualizzare: “Preferirei non parlarne anche perché non c’è molto da dire. Di certo c’è che la vicenda non ha rappresentato nessun costo aggiuntivo per l’Università. Quanto alle misure non ci sono standard obbligatori e in sede di collaudo si possono introdurre modifiche”.

Sembrerebbe, insomma, che sia stato proprio lo studio del prof. Bona ad essersi fatto carico dell’onerosa modifica, per un costo complessivo di alcune migliaia di euro.

Sembrerebbe, dicevamo. Questo perché sono davvero pochi quelli disposti a creder alla bontà di questa versione
Difficile stabilire chi abbia ragione. Il dubbio, insomma, permane.

Proprio l’altro giorno, tuttavia, il Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo ha disposto gli ultimi stanziamenti necessari al definitivo cablaggio della struttura.
“Riteniamo a questo punto che la Biblioteca possa essere finalmente aperta nei primi sei mesi del 2012”, annunciano dal Rettorato.

Una buona notizia per gli studenti dell’Università, ai quali, siamo certi, saranno venuti i lucciconi agli occhi di fronte a cotanta rassicurazione.
Dopotutto era ora! No?

Matteo Napoli

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