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9 ottobre 2011

Nonni adottano studenti: Unisa, cosa stai aspettando?

Tenetevi forti, signori miei, perché la notizia che sto per darvi ha dell’incredibile: affitti a costo zero!
This is madness! Affatto.

Quella che vorrei raccontarvi è la storia di un’idea eccezionale, forse ”troppo bella per essere vera”.
Sarà per questo che se ne parla sempre così poco? Ma non perdiamoci in inutili preamboli.

Tutto ha inizio nel 2007, quando la sezione bolognese della UPPI (Unione Piccoli Proprietari Immobiliari), preoccupata dal caro affitti, lancia una proposta a dir poco geniale: gli studenti potranno essere ospitati da un anziano, senza pagare le spese d’affitto, purché si impegnino a garantire un minimo di assistenza per tutte quelle commissione che il proprietario, considerata l’età, non è più in condizione di svolgere.

L’Università di Bologna dà il suo ok. L’iniziativa, per quanto audace, piace. E piace a tal punto che anche il Comune non ha dubbi: si può fare! Nasce così: Nonni adottano studenti.
Fine della favola? Certo che no.

Il progetto, ieri come oggi, vede in prima linea Università, Uppi e Comune di Bologna , tutti chiamati a fare da garanti nella gestione dei contatti tra anziani e studenti.

Nello specifico, i tre enti valutano la disponibilità di anziani soli o in coppia ad accogliere in casa uno studente, al quale, in caso di risposta affermativa, viene destinata una stanza senza dover pagare l’affitto; in cambio, però, al giovane è fatto obbligo di offrire compagnia ed assistenza : spesa, acquisto di medicinali o altre commissioni.

La parola d’ordine, com’è ovvio, è: affinità.

Allo scopo di tracciare profili più dettagliati e, quindi, di creare coppie “anziano-studente” ben assortite, che funzionino, vengono somministrati dei questionari ad hoc, mentre uno psicologo si occupa di monitorare e di offrire un supporto graduale durante l’intero arco della convivenza.

“L’obiettivo è quello di mettere d’accordo due esigenze specifiche.”, spiega Alberto Zanni, presidente provinciale e vicepresidente nazionale UPPI, “Da una parte, le necessità di chi cerca casa e, magari, non può permettersi l’affitto, e dall’altra, le esigenze dell’anziano che vive solo o che, comunque sia, ha bisogno di sostegno sia morale che pratico” .

Vantaggi cui si aggiunge, sempre secondo Zanni, “una tutela ulteriore nei confronti di eventuali truffe che sempre più spesso vedono protagonisti non solo gli studenti ma anche gli anziani stessi”.

Immediati i riscontri positivi dell’iniziativa, e non solo da un punto di vista meramente economico.
Non va infatti trascurato il beneficio relazionale ed affettivo che sia gli anziani che gli studenti traggono da questo genere di esperienza.

Ecco perché, nonostante l’inspiegabile silenzio delle cronache, sono in netto aumento i Comuni che hanno deciso di seguire il modello bolognese.
Motivo per cui, oltre al capoluogo emiliano, dove il progetto va avanti da ormai quattro anni, vanno menzionati anche altri comuni “virtuosi” tra cui il comune di Avezzano (Abruzzo), dove siamo già al secondo bando e Udine, dove, invece, l’iniziativa è partita solo un anno fa.

L’anno scorso A Bologna, sono stati 53, 38 ragazze e 15 ragazzi, gli studenti dell’Alma Mater che hanno partecipato all’iniziativa.

Anche il comune abruzzese di Avezzano, in collaborazione con le Università di Teramo e L’Aquila, ha emesso un bando che promuove la coabitazione tra gli studenti universitari e gli over 60 residenti in città.

Ed è proprio qui che l’iniziativa sembra aver dato i frutti migliori.
Data l’ormai cronica carenza di alloggi per studenti e l’aumento vertiginoso dei prezzi a seguito del sisma del 6 aprile 2009, la convivenza anziano-studente è presto diventata una delle risposte più efficaci alla crisi: molti studenti dell’ateneo aquilano hanno così trovato una sistemazione gratuita a pochi chilometri dalle aule universitarie in cambio di compagnia e piccoli favori.

È datato, invece, al 2010 il progetto “Prendi in casa uno studente“, iniziativa ideata e patrocinata dall’Edirsu di Udine, in collaborazione con l’ateneo cittadino e la cooperativa sociale onlus “Il domani”.
Anche qui successo assicurato.

A questo punto la domanda sorge spontanea: e se anche in quel di Fisciano (Università degli Studi di Salerno) ci facessimo un pensierino?

Matteo Napoli

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