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24 ottobre 2011

Unive: romanzi da cellulare

Il Giappone contemporaneo sotto la lente di Contemporary Japan. Challenges Facing a World Economic Power in Transition, convegno che si terrà a Ca’ Foscari il 25 e 26 ottobre.

Relazioni internazionali, arte e pop-culture, letteratura e teatro, tendenze filosofiche e pensiero sono i temi portanti. Tra gli interventi quello di stampo politico dell’Ambasciatore del Giappone in Italia Masaharu KŌNO, che affronta i temi della ricostruzione giapponese dopo il disastro di Fukushima. Il Prof. Paolo Calvetti di Ca’ Foscari, uno dei massimi esperti di Keitai Shosetsu e docente di giapponese, illustrerà la nuova tendenza letteraria che spopola e che si sta esportando.

I 20 milioni di accessi che registrano in Giappone i Keitai Shosetsu, ovvero i romanzi scritti appositamente per essere letti sullo schermo del telefonino, fanno pensare ad un vero fenomeno di massa. Per il momento la tendenza è arrivata in Cina, Sudafrica e Germania. Sono romanzi scritti da giovani sui giovani, spesso a puntate, che trattano temi della vita di tutti i giorni e utilizzano un linguaggio che mescola registro letterario ed emoticons. Certo i telefonini giapponesi sono di ultimissima generazione, ma quali sono le condizioni adatte per la diffusione di questo genere letterario? E in Italia il fenomeno esiste?

«Non è necessario essere scrittori professionisti e se è vero che tutti (o quasi) abbiamo un romanzo nel cassetto allora i Keitai Shosetsu potrebbero attecchire dovunque, anche in Italia – spiega Calvetti – Ci sono però delle precondizioni che ci differenziano dai giapponesi. In Italia si legge poco. In Asia Orientale c’è una reale venerazione per la parola scritta, che ha giocato da sempre un ruolo fondamentale. Basti pensare che già agli inizi del secolo l’alfabetizzazione in Giappone era pari all’80 per cento».
Secondo il docente di Ca’ Foscari «un’altra fondamentale differenza è data dall’alfabetizzazione elettronica – dice – In Giappone è molto avanzata, i cellulari hanno sviluppato fin da subito la funzione degli e-mail piuttosto che degli sms. C’è una forte abitudine a raccontare cose al telefono, si scrivono testi più lunghi e ci si raccontano fatti quotidiani.

Basta fare un viaggio in una metro giapponese. A differenza dei mezzi pubblici italiani, dove la maggior parte delle persone parla al telefono, l’immagine costante è quella di giovani che digitano velocissimi sui tasti del telefonino, tanto da parlare di “cultura del pollice”. Anche il tempo da impiegare in questa occupazione si dilata, dal momento che la media del tragitto casa – lavoro è di un’ora.

La lingua usata è immediata, costituita da un lessico giovanile che mescola parole ed emoticons. Un linguaggio che non si trova sulla carta stampata».

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