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22 ottobre 2011

Vittoria per i ricorrenti della Facoltà di Medicina di Messina

Si è finalmente conclusa la battaglia legale, inziata un anno fa riguardo ai Test di Ammissione alla Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Messina.

È Ottobre del 2010, infatti, quando una studentessa parla per la prima volta di alcune anomalie riscontrate nel procedimento per l’accesso ai test di Medicina. Inseguito alle affermazioni della ragazza, immediata scatta la denuncia.

L’Ateneo è accusato di non rispettare il principio dell’anonimato, secondo il quale ogni concorrente viene identificato tramite un codice a barre assegnato poco prima dell’inizio del concorso.
I concorrenti quindi, non devono essere registrati nominativamente, questo per evitare che la commissione possa avvantaggiare alcuni studenti a discapito degli altri.

Ed è proprio perchè non è stata trovata alcuna prova di tali vantaggi, poichè i test sono stati corretti dal CINECA (Consorzio interuniversitario per la gestione del centro di calcolo elettronico dell’Italia Nord-orientale ), che la prova di ammissione non è stata semplicemente annullata.

Inseguito a tale anomalia, tredici studenti tentano il ricorso, effettuato dagli avvocati Santi Delia e Michele Sonetti. La causa legale dura un anno esatto, perchè solo pochi giorni fa, il 16 Ottobre 2011, il Consiglio di Stato ha infatti accertato la violazione del principio dell’anonimato.

Secondo i Giudici di Palazzo Spada “appare particolarmente fondata la censura di violazione del principio dell’anonimato delle prove da correggere. A questo riguardo occorre rilevare che la Commissione ha fatto annotare, accanto al nome di ciascun candidato il numero di codice CINECA riservato, numero la cui funzione è quella di consentire l’abbinamento della scheda anagrafica con la prova e che compare sulla finestra esistente nella busta. Onde sin dall’inizio della prova il codice del plico consegnato poteva essere associato al nome del candidato. Inoltre, alla fine della prova la consegna dei plichi e il loro posizionamento nella scatola sono avvenuti seguendo l’ordine alfabetico dei nomi dei singoli candidati, con conseguente possibilità di rintracciare con sicurezza la prova consegnata da ciascun candidato. E’ evidente come le suddette operazioni compiute dalla Commissione abbiano rischiato di porre nel nulla tutti gli accorgimenti previsti dal legislatore al fine di assicurare che la correzione degli elaborati avvenisse nel più stretto anonimato e seguendo la par condicio dei ricorrenti e l’imparzialità dell’Amministrazione, consentendo a chiunque ne avesse interesse di associare una determinata busta al nome del candidato. Né il sistema del ritiro delle buste trova giustificazione alcuna nelle finalità fissate per il concorso di ammissione”.

Di conseguenza è stato permesso ai tredici ricorrenti di poter accedere alla Facoltà di Medicina e quindi, è stata data loro la possibilità di poter coronare un sogno, ora sta a questi tredici studenti saperla sfruttare. Bisogna solo aspettare che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ne firmi il decreto, cosa che avverrà tra qualche settimana.

Ma l’Ateneo ha comunque subito un duro colpo a causa di questa vicenda, è scandaloso che per ben undici anni, ossia da quando sono entrati in vigore i test a numero chiuso (1999), la Facoltà di Medicina e Chirurgia violi il principio dell’anonimato, cosa che è stata confessata dal Presidente della Commissione di Concorso al Tar di Catania .

Il rettore Franco Tommasello cerca di difendere la Facoltà dicendo che “alcuni dei ricorrenti hanno già superato gli esami di ammissione a Medicina e Chirurgia. Pertanto, allo stato, il numero dei potenziali soggetti da ammettere al Corso di Laurea, in esecuzione della pronuncia giudiziale e secondo le indicazioni fornite dalla autorità amministrativa, appare di scarsa rilevanza e di modesto impatto, in relazione alle potenzialità formative della Facoltà di Medicina e Chirurgia

Ma stando al fatto che è dal 1999 che non viene rispettato il principio dell’anonimato, è prevedibile un effetto valanga: centinaia di studenti potrebbero, nei prossimi giorni, effettuare un eventuale ricorso, e alla luce di come oggi si è risolta la vicenda, ne consegue che l’Ateneo dovrebbe spalancare le porte di Medicina a tutti.

Anche in questo caso, ad esprimersi è il rettore, che scrive: “Ove venisse confermata la esistenza di irregolarità formali che non avrebbero assicurato, ancorché in astratto, il rispetto del principio di anonimato nelle operazioni di selezione dei candidati, l’Università di Messina è pronta ad adottare misure drastiche nei confronti di tutti coloro che risulterà si siano resi responsabili o corresponsabili di tali violazioni, avviando, ove ne ricorrano i presupposti, i conseguenti procedimenti disciplinari”.

Ed è apprezzabile punire chi, per anni e anni ha permesso tutto questo, stroncando, probabilmente, la carriera e i sogni di centinaia di ragazzi i quali, essendo stati identificati nominativamente, non hanno alcuna garanzia del fatto che non abbiano potuto accedere alla Facoltà di Medicina per le loro mancate abilità e conoscenze.

È apprezzabile che “Ove venisse confermata la esistenza di irregolarità formali (…) i responsabili di tali violazioni” vengano puniti, ma forse sarebbe stato il caso di prestare maggiore attenzione nel corso di questi undici anni.

Forse sarebbe stato il caso di punire anni fa tali responsabili, se essi realmente esistono.

Forse se ci fosse stata maggiore sorveglianza, tutto questo non sarebbe accaduto.

Maria Salette Porzio

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