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18 novembre 2011

Biologi abruzzesi a Barcellona per imparare nuove tecniche di cattura del camoscio.

Gli incontri fra gli studiosi di paesi diversi portano spesso a buoni risultati. Alcuni biologi, rappresentanti di tre parchi nazionali abruzzesi, hanno frequentato nei giorni scorsi uno stage formativo all’Università Autonoma di Barcellona, con lo scopo di apprendere tecniche avanzate di cattura del camoscio. In particolare, l’obiettivo dei biologi era quello di imparare la tecnica delle reti verticali, finora mai sperimentata in Abruzzo.

L’esperienza maturata nella capitale catalana rientra in un progetto, intitolato “Progetto Life Coronata”, avviato nel settembre 2010 grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea e mirato a raggiungere un miglioramento della gestione dei parchi naturali abruzzesi. Una delle tappe per cui dovrebbe passare questa fase di miglioramento è proprio l’aumento dei camosci presenti nelle aree protette.

Durante lo stage i biologi non si sono limitati ad apprendere migliori tecniche di cattura. Come spiega la Dottoressa Roberta Latini, <>.

In questi parchi si catturano già i camosci, ma con la tecnica della tele narcosi. Una volta catturati, gli animali vengono dotati di un radiocollare, lasciati in libertà e monitorati dai biologi. Così facendo gli studiosi possono acquisire informazioni utili sulla salute di questi camosci e garantirgli un’esistenza migliore.

Adesso, l’intento dei biologi che operano nelle aree protette abruzzesi è quello di affiancare alle tecniche della tele narcosi e del box trap quella appresa in Catalogna.

Alessio Testa

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