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16 novembre 2011

Borse di studio, in Piemonte la bufera non si attenua

Risale a meno di un mese fa (26 ottobre) l’ultima mobilitazione degli studenti piemontesi in opposizione ai tagli relativi alle borse di studio. Fu in quella circostanza che un corteo di giovani marciò da Palazzo Nuovo alla sede del Consiglio regionale.

Il malcontento riguardava le circa quattordicimila borse di studio cui gli studenti avrebbero diritto, ma che l’Edisu non sarebbe in grado di finanziare interamente. Come aveva già avuto modo di spiegare Vincenzo Laterza, esponente del Cda Edisu, le spese rischiano di essere coperte solo per il 60%.

La situazione, su quel fronte, non sembra ancora in via di miglioramento. Le ultime controversie derivano dai fondi aggiuntivi che sarebbe stato possibile ricavare attraverso il contributo di alcune fondazioni piemontesi.

Tra queste la Compagnia di San Paolo, dalla quale in effetti era stato inizialmente assicurato lo stanziamento di 2 milioni di euro che il Consiglio regionale avrebbe poi provveduto a versare nelle casse dell’Edisu.

Il tutto sembra essersi concluso con un nulla di fatto. La conferma viene dal presidente stesso dell’Edisu, Umberto Trabucco, dalle cui parole si evince che non si farà altro che procedere sulla base delle risorse attualmente disponibili. Nelle quali, purtroppo, è riscontrabile un buco di 9 milioni, che non sarà possibile sanare con il solo intervento della Regione.

Tra le ipotesi paventate in merito all’improvviso cambio di rotta della Compagnia di San Paolo e del suo presidente Angelo Benessia, la più accreditata è quella secondo cui il budget sarebbe stato promesso pensando di ricavare i 2 milioni da convenzioni precedenti con l’università stessa ed il Politecnico di Torino.

Una motivazione che non potrà di certo consolare gli studenti, in particolar modo coloro che, pur risultando perfettamente idonei, non usufruiranno della borsa di studio (approssimativamente la metà degli aventi diritto).

Inevitabile allora riallacciarsi a precedenti considerazioni del vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, che già un anno fa non trasudavano ottimismo: “Il Piemonte è una delle poche regioni che da dieci anni, con una scelta bipartisan, finanzia il 100% delle domande giudicate idonee. I tagli indiscriminati mettono in discussione questo primato. Serve un ripensamento.”

La polemica, per nulla velata, faceva riferimento tanto ai tagli regionali, stimabili intorno ai 9 milioni di euro, quanto a quelli statali, di circa 7. Numeri preoccupanti che rischiano di mettere in crisi il concetto stesso di diritto allo studio, e non solo in Piemonte.

Non sono peraltro da sottovalutare gli effetti collaterali di una situazione simile: tra questi, la cancellazione già avvenuta delle cosiddette “borse Plus”, contributi derivanti dalla lotta all’evasione e destinati ad un limitato numero di studenti particolarmente meritevoli.

E pensare che solo una settimana fa ll sindaco di Torino, Piero Fassino, in un incontro con alcuni borsisti manifestanti in Piazza Castello, aveva assicurato che i fatidici 9 milioni sarebbero in qualche modo saltati fuori entro dicembre, coinvolgendo appunto le fondazioni. I dubbi, a questo punto, non sono pochi.

Come se non bastasse il caso della Compagnia di San Paolo, infatti, è pressochè certo che ai finanziamenti non parteciperà nessuna delle altre fondazioni interpellate, dichiaratesi incapaci di sostenere le spese del caso.

È quindi lecito pensare che il clima, nelle piazze piemontesi, sia destinato a farsi di nuovo piuttosto pesante a partire dai prossimi giorni.

Francesco Ienco

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