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30 novembre 2011

Creato in laboratorio un supervirus capace di sterminare l’umanità

Qualcuno ricorda il videogame Siphon Filter, dove un virus creato in laboratorio era finito nelle mani di terroristi, con lo scopo di sterminare alcune particolari etnie. A volte la realtà dimostra che la fantasia spesso non è altro che una anticipazione del futuro.

Il virologo Ron Fouchier dell’Erasmus MC University Medical Center di Rotterdam e la sua equipe hanno dimostrato che sono sufficienti cinque passaggi per far mutare il virus H5N1 (il virus dell’Aviaria) in uno altamente aggressivo e contagioso, capace di trasmettersi molto facilmente da uomo a uomo, materializzando quello che fin ora era solo l’incubo degli scienziati, ovvero il fatto che l’H5N1, di per se aggressivo ma non molto contagioso, potesse mutare e causare così una pandemia.

“In laboratorio, è stato possibile mutare l’H5N1 in un virus trasmissibile per aerosol che può quindi diffondersi facilmente e rapidamente attraverso l’aria. Questo processo può avvenire anche in un ambiente naturale” si legge nel comunicato stampa sul sito dell’Erasmus MC.
Dunque basterebbe uno starnuto, un colpo di tosse, o addirittura un respiro a diffondere il virus nell’aria, con conseguenze disastrose facilmente immaginabili.

Il virus H5N1 ha contaggiato fin ora circa 600 persone, con un tasso di mortalità del 60%, è facile intuire dunque la pericolosa potenzialità di questo virus che, a detta dei ricercatori, è molto più aggressivo e trasmissibile, ma questi tendono anche a rassicurare le istituzioni e la cittadinanza sottolineando che per l’effettuazione degli studi sono stati utilizzati standard di sicurezza elevatissimi, gli esperimenti sono stati condotti in speciali laboratori e non ci sono rischi né per la salute, né per l’ambiente.

Le ricerche di Fouchier fanno parte di un più ampio programma mirato a una maggiore comprensione dei meccanismi di funzionamento del virus H5N1. Risultati simili sono stati ottenuti anche da uno studio indipendente dell’Università del Wisconsin in collaborazione con l‘Università di Tokyo.

Le polemiche si stanno scatenando adesso circa la pubblicazione dello studio sulle riviste scientifiche che, a ragion del vero, potrebbe creare seri problemi di sicurezza pubblica, consegnando di fatto una potenziale arma biologica nelle mani dei terroristi. Lo scienziato però non intende fare retromarcia: ammette che il virus creato è “uno dei più pericolosi che si possano ottenere” ma è lo stesso deciso a voler pubblicare come ci è riuscito.

Thomas Inglesby, scienziato esperto di bioterrorismo e direttore del Centro per la Biosicurezza dell’Università di Pittsburgh è categorico. «E’ solo una cattiva idea quella di trasformare un virus letale in un virus letale e altamente contagioso. E’ un’altra cattiva idea quella di pubblicare i risultati delle ricerche che altri potrebbero copiare». Critico anche Richard Ebright, biologo molecolare della Rutgers University in New Jersey: «Questo lavoro non andava fatto».

Pubblicare lo studio però, come sostiene lo stesso Fouchier, aiuterebbe la comunità scientifica a prepararsi ad una pandemia di H5N1. E’ d’accordo anche l’italiano Fabrizio Pregliasco, virologo all’Università di Milano: «Non pubblicare lascerebbe i ricercatori al buio su come rispondere ad un focolaio. Lo scambio di conoscenze è fondamentale per prevedere la reale gravità di una pandemia. L’aviaria era sì una “bestia” nuova, ma non apocalittica. Con un maggiore scambio di conoscenze la diffusione di informazioni sarebbe stata più precisa e meno allarmistica».

Adesso gli studi sono sotto esame da parte dello statunitense National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB), che anche se non ha il potere di bloccare la pubblicazione potrebbe comunque chiedere alle riviste scientifiche di non farlo. “Questo virus fa più paura dell’antrace, non mi viene in mente niente di più spaventoso”, ha commentato il capo del NSABB Paul Keim.

Mirko Carnevale

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