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30 novembre 2011

Dreamwork China docufilm


Da non perdere la proiezione del documentario che sta entrando in tutte le università italiane: Dreamwork China (trailer) indaga la condizione di lavoro ed i diritti delle nuove generazioni di migranti. Domani, giovedì 1° dicembre, l’appuntamento è all’Unibo presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Orientali (via Zamboni 33, Aula 1)!

Sarà presente Ivan Franceschini, uno dei realizzatori della pellicola che non è solo un regista impegnato, ma anche un giornalista e un dottorando all’Università Cà Foscari. Le sue ricerche riguardano proprio la questione del mondo del lavoro e della società civile in Cina.

Questo progetto sperimentale, realizzato insieme a Tommaso Facchin, traduttore e documentarista, e al fotografo Tommaso Bonaventura, si colloca a metà strada tra il genere della testimonianza e la cronaca maieutica, iscrivendosi pienamente nell’ambito del giornalismo d’inchiesta: l’intenzione propulsiva è stata la necessità di capire meglio come sta cambiando il mondo del lavoro cinese, di cui tanto si è parlato, soprattutto nel 2010 in occasione di una ondata di scioperi alla Honda e di una serie di suicidi alla Foxconn, ma su cui pochi sono davvero informati.

Alla Foxconn noi produciamo il cellulare della Apple” spiega una delle intervistate. Una donna che fa parte della nuova generazione al lavoro, spesso un lavoro di sussistenza, piuttosto uno sfruttamento che non lascia spazi a grandi sogni.

Questo mini-tour del documentario sta portando negli atenei, dove il cinese è materia di studio, i volti, i desideri e la vita quotidiana dei lavoratori migranti cinesi, che dimostrano la drammaticità del trattamento sindacale e previdenziale in Cina.
L’importanza di quest’opera sta nella sua qualità di descrivere il presente e di offrire un quadro della realtà storica che stiamo attraversando; il suo valore sta anche nel fatto di offrire un punto di vista diverso per valutare il sistema economico cinese contemporaneo, sollecitando il pensiero ed il confronto rispetto alla crisi che sta piegando l’Occidente neoliberista.

Recentemente l’economista Loretta Napoleoni, in occasione della presentazione del suo libro Maonomics, ha parlato del modello cinese ridefinendolo di stampo capi-marxista (intervista): un modello flessibile che permette alla Cina di crescere, adattandosi al mercato, mentre le nostre economie sono al collasso, nell’immobilismo di un rigorismo teorico che piega la realtà alla regolamentazione e non viceversa. Un’occasione per noi? Un esempio adottabile?

Eppure, lavoro ed economia non possono essere disgiunti, quindi si deve concludere che si tratta di sollecitazioni contraddittorie ed inconciliabili? Non è semplice orientarsi.

Queste e tante altre domande potranno essere dibattute, non solo domani, non solo all’università, ma anche immaginando di continuare il cine-forum e l’approfondimento tra amici e in altri contesti, facendo eco, sia nei canali dell’informazione che attraverso la controinformazione, è infatti possibile organizzare una proiezione scrivendo direttamente all’indirizzo:

Nuove cosmogonie all’orizzonte … impariamo a conoscerle, a collaborare, a capire come uscire dalla parabola del consumismo.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI

Laura Testoni

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