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23 novembre 2011

Il Dottorato di ricerca nel sistema universitario

Alcuni possibili scenari per chi prosegue gli studi accademici fino al terzo livello.L’attuale situazione occupazionale non è positiva. Una constatazione condivisa soprattutto da neodiplomati, neolaureati e lavoratori disoccupati, che lamentano lo scarso interesse delle aziende nei loro confronti o la richiesta di esperienza e capacità reali, anche pratiche, che non si ha ancora avuto la possibilità di maturare.

Tuttavia, allo stesso tempo molti imprenditori sono alla ricerca di personale qualificato che non trovano, perché nella maggioranza dei casi il tipo di lavoro offerto è manuale o non corrisponde al titolo di studio conseguito.

Inoltre, non dimentichiamo tutti coloro che rientrano nel fenomeno definito “fuga dei cervelli”: giovani neolaureati o neodottorati che decidono di lasciare l’Italia in cerca di un lavoro migliore, che spesso riescono a trovare in paesi dove viene effettivamente applicata la meritocrazia e le maggiori responsabilità sono riconosciute anche a livello economico.

Restiamo in Italia e concentriamoci su una categoria in particolare fra quelle elencate: i neodottorati o neolaureati che decidono di fare ricerca attraverso un dottorato. La motivazione principale che spinge uno studente a continuare la carriera accademica per altri tre anni è, nella quasi totalità dei casi, l’insegnamento. Che fine fanno tutti i ricercatori che non riescono a restare nel mondo universitario? Sono obbligati a lasciare l’Italia?

Una risposta contro questa enorme perdita di capitale umano italiano, a favore dei paesi esteri, viene dalle prime esperienze positive di Dottorati svolti in collegamento con le imprese. Questo nuovo modello consente ai dottorandi di iniziare subito un’attività di ricerca all’interno di un’azienda, che può anche finanziare concretamente il progetto, con vantaggi reciproci.

Tra i primi a usufruire di questa possibilità spiccano il Politecnico di Milano, l’Università di Siena, le regioni Veneto, Emilia-Romagna e Campania. Questa forma di collaborazione è un’ottima opportunità per tutti coloro che vogliono conseguire il massimo livello di formazione restando in Italia, con possibilità di lavoro concrete.

Studiare e lavorare all’estero può e deve essere una tappa importante, ma soprattutto un’opzione, non una scelta obbligata per chi ha talento e non riesce a sfruttarlo nel nostro paese. Con questa riforma il dottorato assume una nuova veste, innovativa e in linea con le esigenze degli studenti e del mondo del lavoro.

Marco Reggiani Della Gala

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