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22 novembre 2011

Il fenomeno mafioso e l’educazione alla legalità

Esaltare il valore della collettività e dell’educazione alla legalità, stimolare le nuove generazioni ad un’ ampia riflessione sul fenomeno mafioso, sulla sua struttura e pervasività nel sistema sociale.

Sotto questa chiave di lettura può essere vista la volontà di presentare, lo scorso 19 Novembre presso i locali della Biblioteca comunale di Petilia Policastro, il libro- indagine “Come gli studenti vedono la mafia“, redatto dalla dottoressa Francesca della Ratta Rinaldi, ricercatrice Istat.

Il lavoro della dottoressa si è basato sulla raccolta di dati statistici , presso le scuole del Lazio e della Toscana. L’obiettivo è di ricostruire il fenomeno mafioso, attraverso la percezione che ne hanno fornito i ragazzi. Una ricerca attraverso la quale, oltre all’analisi sociale del fenomeno, si intende favorire la creazione di strumenti adeguati per combattere la mafia.

Iniziativa che si inserisce nel quadro delle attività promosse dal Liceo scientifico “Raffaele Lombardi Satriani” di Petilia Policastro (Kr), rivolte ai giovani e incentrate sull’educazione alla legalità.

Ad aprire la giornata il professor Luigi Concio, vice preside del liceo, in rappresentanza delle autorità scolastiche. Il docente, dopo i saluti istituzionali di rito, ha insistito sulla valenza dell’evento evidenziandone il valore educativo ” L’iniziativa ci rende particolarmente orgogliosi perché offre la possibilità all’istituto di dare un valido contributo sulla strada verso la creazione di un coscienza collettiva che orienti i giovani nel processo di formazione e fa maturare in essi valori orientati alla legalità

A seguire l’ intervento del professore Giovanni Ierardi, docente di Flosofia e Storia presso il liceo cittadino e tra gli organizzatori dell’evento.

L’intervento proposto dal docente, si è soffermato sulla valenza educativa e pedagogica dell’ iniziativa sottolineandone l’alto valore culturale e civile, nell’ambito del processo di crescita delle nuove generazioni.

In particolare, ha evidenziato come sia determinante per combattere il fenomeno mafioso, costruire una società orientata ai valori del bene comune, in cui l’interesse generale prevalga sugli interessi egoistici. E’ necessario inoltre, secondo Ierardi rafforzare il legame con la propria terra, trasmettendo il senso di appartenenza alla comunità e valorizzando il ruolo della memoria storica

Un processo definito fondamentale e imprescindibile per costruire una nuova idea di collettività che rimetta al centro il valore della condivisione, dell’amore per la propria terra e dell’ educazione civica.

Nel prosieguo dell’intervento, il professore, ha messo in evidenza il ruolo della partecipazione alla vita pubblica e ha evidenziato il senso e l’importanza del concetto di cittadinanza attiva attraverso cui, ha detto IerardiSi sostanzia e prende forma la democrazia, antitesi del sistema mafioso incentrato invece, sulla segretezza, sull’imposizione, sulla dittatura delle parole e dei gesti ” “Una democrazia che oggi ” ha continuato ” Mostra forti segnali di debolezza e, laddove lo stato e il sistema democratico sono deboli e assenti, la mafia mette solide radici nella realtà sociale“.

Il recupero dei valori incentrati sulla collettività e sul bene comune, devono servire a mettere in moto un processo di ricostruzione del paese che oggi è vittima ” Dell’arroganza, della corruzione e della volgarità linguistica” espressa in vari settori della società e dalla classe politica che ha diretto il paese negli ultimi anni.
Occorre, ha concluso, uno scatto d’orgoglio degli italiani per riappropriarsi del proprio destino: quello di un grande popolo, perché è necessario che “L’Italia si desti dal sonno e dal torpore e riconquisti la dignità e la grandezza che l’hanno caratterizzata nel tempo“.

Presente all’iniziativa, l’autrice del libro, la quale si è soffermata sulla spiegazione tecnica e metodologica adottata nel condurre la ricerca e ne ha sottolineato il valore sociale. “La ricerca intende analizzare -ha dichiarato la dottoressa Rinaldiil fenomeno mafioso, collocato in un contesto sociale più ampio per individuare strategie adeguate a combattere il fenomeno mafioso

La ricerca, ha spiegato, poggia su due assi portanti dal punto di vista metodologico: la somministrazione di un questionario strutturato e la narrazione libera da parte degli studenti, di un episodio avente come tema la mafia. La narrazione libera ha consentito di esplorare le immagini e le eventuali mitologie con cui gli studenti si rappresentano le mafie.

Il questionario invece è orientato all’analisi del fenomeno mafioso e sopratutto, è volto attraverso precise domande, a comprendere il modo in cui i giovani si rapportano alla mafia:come la considerano, quanto conoscano il fenomeno, quali mezzi considerano utili per combatterla. Dai risultati della ricerca sono emersi dati interessanti

Anzitutto è emerso che il fenomeno mafioso in Toscana e nel Lazio è conosciuto da larga parte dei giovani, che lo considerano. tra l’altro, un fenomeno nazionale e quindi non soltanto legato alle realtà del Sud Italia.

È emerso che il fenomeno è maggiormente conosciuto negli istituti scolastici dove si è maggiormente promossa l’azione educativa alla legalità.

L’autrice, si è soffermata su un aspetto centrale dell’indagine attraverso cui è stato evidenziato, che i media hanno un ruolo determinante nella formazione dell’immaginario giovanile, rispetto al fenomeno mafioso e difatti, molti di essi conoscono il fenomeno, attraverso alcune fiction che hanno tratteggiato i profili di personalità di spicco del mondo criminale mafioso e della lotta alla mafia.

La fiction, dunque, secondo la dottoressa RinaldiHa una funzione chiave, ma spesso esalta alcune personalità negative, ed è per questo che occorre un lavoro capillare di educazione giovanile che parta dalle scuole e coinvolga le famiglie

I ragazzi, hanno mostrato anche di conoscere le dinamiche attraverso cui si esplicita la presenza della mafia sul territorio.

E’ stato chiesto loro inoltre, quali strumenti siano necessari per combattere la mafia. La maggior parte ha sottolineato che occorre maggiore presenza dello stato , rispetto delle regole ed educazione civica.

È emersa dall’indagine, una profonda sfiducia verso la politica, vissuta dai giovani con distacco e sopratutto considerata come l’ istituzione maggiormente coinvolta nel sistema di corruzione e connivenza con il fenomeno mafioso.

Sono intervenuti anche Ortensia Luchetta, la quale ,a nome dei genitori dell’istituto, ha ringraziato gli organizzatori dell’iniziativa intesa, come utile a rafforzare il legame tra scuola e famiglia fondamentale nel processo di crescita dei ragazzi, e il presidente della consulta studentesca del liceo Davide Marrazzo.

La giornata si è chiusa con gli interventi di un gruppo di ragazzi del’ istituto che hanno posto stimolanti e acute domande all’autrice del libro.

A far da colonna sonora all’evento la banda musicale di Roccabernarda “L. Da Vinci”, diretta dal maestro Franco Castagnino e composta da giovani ragazzi, che ha eseguito l’Inno d’Italia e alcuni brani del repertorio popolare napoletano.

Vincenzo Amone

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