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9 novembre 2011

L’Alma Mater si riforma: si all’accorpamento dei Dipartimenti

Gli organi accademici dell’Università di Bologna, in data 28 ottobre, hanno approvato all’unanimità (20 voti favorevoli, 2 contrari ed un astenuto), il nuovo assetto dell’Alma Mater, non senza dubbi e lamentele da parte di docenti, ricercatori e studenti.

Le prime modifiche apportate dal nuovo Statuto riguardano, al momento, la riorganizzazione dei dipartimenti che passano da 72 a 33, il che prevede l’accorpamento in un unico contenitore di tutte quelle discipline che possono convivere tra loro. Per fare qualche esempio pratico, il dipartimento di Filosofia e Scienze della Comunicazione faranno capo al dipartimento di Scienze Filosofiche e della Comunicazione, mentre Medicina risulta la Facoltà che ha subito i maggiori tagli, passando da 16 a 3 dipartimenti.

La ristrutturazione non è stata, però, esente da critiche. Molti Poli d’Ateneo, come Rimini, si sono visti negare il secondo dipartimento, mentre sono ancora in ballo alcune scelte come l’accorpamento del dipartimento di Psicologia sotto Scienze della Formazione, scelta osteggiata dal Polo distaccato di Cesena, in cui ha sede lo stesso dipartimento di Psicologia.

Il Rettore Ivano Dionigi giustifica i tagli non solo perché serviranno ad abbassare i costi e a migliorare l’efficienza ma anche perché «È un disegno complessivo per costruire strutture con una massa critica in grado di competere con i migliori atenei», ribadendo che la scelta di riformare l’Alma Mater nulla ha a che vedere con la riforma Gelmini, visto che tale scelta è avvenuta ben due anni prima dall’approvazione della legge 240.

Quanto deciso nel corso del Cda del 28 ottobre, in realtà, rappresenta solo il primo passo verso la ristrutturazione dell’intero Ateneo. I prossimi passi, che l’UniBo dovrà affrontare, riguardano il passaggio dalle 23 Facoltà alle 5 o 12 Maxi-Scuole che comporteranno l’accorpamento dei corsi di studi simili tra loro, che non hanno un numero adeguatamente proporzionato di Docenti/Studenti, ed il numero chiuso per i corsi più gettonati.

I veri problemi, per gli studenti, però nascono proprio da queste scelte. Ci si domanda: con che prospettive gli studenti laureati ad un corso che non esiste più si immetteranno nel mondo del lavoro? E ancora, che ricadute avrà l’accorpamento di corsi simili tra di loro sulla didattica?

A quelle degli studenti si accompagnano le titubanze, legate ad aspetti prettamente accademici, dei docenti a cui ancora non è stato chiarito in che modo i fondi universitari verranno ripartiti tra le varie Maxi-Scuole o, ancora, come verranno eletti i vertici della suddette scuole.

Il Rettore Dionigi a questi dubbi risponde affermando che molto c’è ancora da fare e che molte scelte devono ancora essere prese: «Siamo ancora un cantiere aperto che prosegue i lavori in attesa della definitiva approvazione dello Statuto dal Miur e che conta di concluderli entro sei mesi con la costituzione delle scuole, l’elezione dei nuovi direttori e dei nuovi organi accademici per cominciare a regime l’anno accademico 2012-13».

Prospettiva più che ottimistica visto che, per il solo accorpamento dei Dipartimenti, è dovuto passare più di un anno per l’approvazione dello Statuto.

Francesco Pandolfi

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