• Google+
  • Commenta
4 novembre 2011

Manifestano contro il divieto, finiscono sotto assedio

Che questo sia un autunno caldo lo si era capito già da un bel pezzo ma il livello di esasperazione adesso comincia a raggiungere veramente limiti importanti, ed è così che, tra repressione e voglia di manifestare per il proprio futuro, si arriva a scontri quasi inopportuni, in situazioni a dir poco sciocche.

Questa mattina liceali provenienti da diversi istituti superiori di Roma hanno deciso di sfidare il divieto di svolgimento di manifestazioni e cortei imposto dal sindaco Alemanno attraverso una specifica e, se non altro, discutibile ordinanza.

Si sono dati appuntamento alle 9.00 davanti la stazione Tiburtina, privilegiandone il raggiungimento attraverso cortei più o meno brevi che hanno comunque intralciato a scacchiera il traffico di zona.

Puntuale il monito, al quanto giusto, delle forze dell’ordine: il corteo non è autorizzato, dunque si rischia sul penale. Quello che infatti spesso succede è che questi ragazzi manifestano senza cognizione di causa e senza la reale consapevolezza di ciò che fanno.

La protesta è un atto sacro. Non va fatta né per gioco, né per sentirsi grandi, né per mostrarsi forti e coraggiosi (o violenti?). La protesta non è un modo per non fare lezione e per seguire una massa. Uno studente liceale molto probabilmente non sa che la legge, volendo, ha ha disposizioni tanti strumenti per colpirlo in qualunque modo, uno fra tanti l’art. 655 del Codice Penale: redunata sediziosa, che prevede l’arresto fino ad un anno.

Gli studenti hanno però in loro una forza fuori dal comune, uno spirito ribelle dettato dall’adolescenza ed un’aria rivoluzionaria che prende spunto forse dall’essere ancora fin troppo sognatori. Magari fanno anche bene.

Le forze dell’ordine, dunque, certe di una improbabile arrendevolezza dei potenziali manifestanti hanno presidiato già da stamane gli ingressi dei licei più caldi, come il Mamiani e il Virgilio. Camionette e agenti in borghese, una mattinata che non poteva cominciare al meglio, con l’immediata identificazione di tutti i manifestanti nel rione Prati, i quali non curanti dell’identificazione hanno proseguito verso Lepanto e da lì, in metro, a Tiburtina.

Alle 9.40 gli studenti medi si uniscono nel punto di concentramento: il piazzale antistante la stazione Tiburtina. La trovano già presidiata dalle forze dell’ordine, l’obiettivo è un corteo (ovviamente non autorizzato) ma i ragazzi sono ancora sparsi in gruppetti e vengono quindi tenuti sotto controllo e identificati.

Alle 10.25 vengono chiuse definitivamente le vie di accesso al piazzale, qualche minuto dopo inizieranno le trattative tra manifestanti e forze dell’ordine per ottenere una autorizzazione a sfilare. “Questa classe politica non rappresenta più nessuno, neanche le forze dell’ordine schierate a loro difesa che hanno subiti grossi tagli e non hanno più i fondi per la benzina” grida un ragazzo al megafono.

Sono pochi i manifestanti, all’inizio (ed anche a fine giornata) potrebbero confondersi con una qualche scolaresca in gita come ce ne sono tante qui a Roma. Il loro numero non aumenterà di molto, in tutto saranno qualche centinaio, pochi ma sufficienti a far chiudere la stazione della metro B di Tiburtina e a far deviare e creare disagi alle molte linee di autobus passanti o facenti capolinea al piazzale.

Sono per lo più studenti medi, gli universitari ci sono, ma si possono contare. Le trattative con la Questura vanno avanti, alla fine si ottiene il permesso di muoversi in corteo fino alla Sapienza. Contemporaneamente cominciano le prime tensioni tra alcuni manifestanti e gli agenti dei cordoni di sicurezza, che sicuramente non dimostrano di avere calma e sangue freddo, anzi, sfogano rabbia e tensione urlando contro i manifestanti e, caricandoli. Si arriva così ai primi contatti che si risolveranno in dosi di manganello per un paio di ragazzi (manifestanti pacificamente, oggi c’è una cosa da non dover dimenticare, tutti questi ragazzi stavano manifestano in maniera completamente pacifica).

I manifestanti, nella concitazione del momento ripiegano sotto i viadotti della tangenziale. Vi resteranno praticamente per tutto il resto della mattinata assediati dalle forze dell’ordine.

La folla risponde alle manganellate con la voce. “Vergogna, vergogna!” gridano, e ancora: “Abbiamo tra i 14 e i 20 anni, siamo a volto scoperto e ci impedite di girare liberamente per la città. Prendete a manganellate i minorenni, buffoni”.

Nel frattempo gli studenti, ormai sotto assedio, ingannano l’attesa giocando a pallone o a ruba bandiera. La protesta si trasforma in un’assemblea a cielo aperto, ben poco possono fare: l’unico modo di lasciare la piazza è farsi identificare. Un assedio bello e buono.

Finalmente qualcuno al potere dice qualcosa di sensato, sono quasi le 13 e Nicola Zingaretti, presidente della Provincia, interviene sul fatto dichiarando che “Le cariche contro gli studenti sono un errore figlio di un altro gravissimo errore,come abbiamo detto fin dal primo momento, impedire i cortei è una decisione sbagliata e destinata a produrre tensione. Una scelta che si conferma dannosa perché inchioda le forze dell’ordine ad una gestione dell’ordine pubblico rigida e muscolare, come del resto dimostrano anche le cariche affrettate di questa mattina e le raccomandazioni preventive inviate ai presidi. Ma anche una deriva sbagliata e insidiosa per l’Italia perché, in un momento drammatico della vita del Paese, accentua la percezione di sordità e afasia delle istituzioni nei confronti dei giovani e la debolezza totale di una politica incapace di trovare strumenti e idee per interloquire con le istanze e le inquietudine poste dai movimenti. Non ci siamo mai sottratti alle esigenze di garantire l’ordine e al bisogno di colpire i violenti: ma tutto questo non c’entra nulla con quanto avvenuto oggi.”

Solo dopo le 14.30, grazie all’intervento di politici, deputati e senatori, come per magia qualcosa che non poteva essere è stato, ovvero i ragazzi sono stati rilasciati e hanno potuto lasciare la piazza senza essere identificati.

Verso le 15.00 il corteo parte finalmente alla volta della Sapienza, con scalo al Commissariato di San Lorenzo, per chiedere la liberazione dei fermati. Un dirigente della Polizia esce fuori e rassicura i manifestanti, nel commissariato non c’è più nessun fermato. Il corteo riparte e giunge poco dopo nella Sapienza, dove i manifestanti all’ombra della Minerva si sono definitivamente sciolti, con la promessa di redazione di un documento di assemblea, che probabilmente non sarà mai redatto.

Ancora una volta una manifestazione, ancora una volta la cattiva gestione di una manifestazione, ancora una volta troppa rabbia e soprattutto troppo poco buon senso.

Mirko Carnevale

Google+
© Riproduzione Riservata