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8 novembre 2011

Negli Stati Uniti spira un nuovo vento di protesta

Negli Stati Uniti, è nato negli scorsi mesi il movimento Occupy Wall Street, movimento di protesta contro la finanza statunitense rea di aver provocato la cosiddetta “bolla finanziaria”, ossia speculazioni che hanno condotto il paese e di riflesso anche l’Europa, alla pesante crisi che si sta vivendo ormai dal 2008.

Negli ultimi tempi il movimento si è caratterizzato per una massiccia adesione e partecipazione della popolazione studentesca americana, affiancata in alcuni casi anche da docenti e da parte del mondo accademico.

Il movimento si sta allargando a macchia d’olio nel paese. Da Philadelphia a New York dove un centinaio di veterani di guerra sono sfilati in uniforme fino alla Borsa, ad arrivare a Boston dove studenti di varie università e sindacati hanno protestato davanti alla Bank of America.

Anche ad Harvard si segnalano manifestazioni contro lo strapotere delle banche e contro la politica governativa che ha puntato a salvarle. A Seattle invece, docenti e studenti hanno deciso di tenere lezioni pubbliche di storia per spiegare i recenti accadimenti che si sono verificati negli USA: dallo scoppio della crisi fino alla nascita del movimento Occupy Wall Street. Un’ iniziativa che punta sopratutto a informare l’opinione pubblica sulle ragioni che hanno causato il crack economico americano.

A San Diego, nel New Mexico, si stanno svolgendo lezioni accademiche per fornire le risposte volte alla soluzione dell’attuale situazione socio-economica americana. Un’ altra iniziativa innovativa si segnala anche all’Alabama University, che ha deciso di supportare gli studenti che hanno fatto le valigie per andare a Zuccotti Park, nodo centrale per Occupy Wall Street nei giorni scorsi.

In particolare, un giovane studente di 21 anni è partito nei panni di reporter per la sua università, che gli ha fornito strumenti e che gli riconoscerà dei crediti per questa attività di documentazione delle proteste.

Insomma, spira un vento di rinnovamento negli Usa, cuore del neocapitalismo moderno. Sarà un buon segnale per il futuro? Ci si augura di si.

Vincenzo Amone

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