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20 novembre 2011

“Oh dio mio” di Anat Gov: prima nazionale al Teatro Vittoria di Roma

Al Teatro Vittoria di Roma, in prima nazionale, per la regia di Nicola Pistoia, la compagnia Attori&Tecnici presenta “Oh dio mio!“, di Anat Gov, divertente, tragicomica e provocatoria pièce israeliana, che vede protagonisti Viviana Toniolo, splendida interprete di una psicanalista alle prese con un paziente difficile, Vittorio Viviani, nei panni di un Dio stanco e senza più poteri, e un intenso Roberto Albin, sulle note del suo violino.

Scenografia di un interno perfetto, pareti dai colori caldi e testimonianze espressive dell’uomo nella sua massima incomunicabilità col mondo esterno, l’autismo, dai disegni al suono di un violino disarmonico ad ogni nota, ad ogni disagio esistenziale.

Disagio che, nel caso di Dio, diventa della non-esistenza, del desiderio incurabile di morire, di chiedere aiuto proprio all’uomo, causa di tutti i suoi mali.

Proprio ad una donna, da lui creata come l’uomo la desiderava, unica ragione della sua gelosia ed infinita solitudine, e resa schiava del dominio dell’uomo come punizione educativa.

Proprio ad Ella, psicanalista senza Dio, inconsciamente suo unico interlocutore, nei giorni accanto al figlio autistico, da cui non ha mai sentito vibrare una parola, se non note, che un giorno riceve una misteriosa telefonata di un altrettanto misterioso paziente, che implora il suo aiuto. Solo dopo averlo incontrato Ella scoprirà di avere a che fare con un Dio in crisi, depresso, egoista, senza Amore, primo istinto e richiesta dell’uomo anche se circondato dal Mondo nella sua intera purezza; Amore tradito da Adamo, suo unico amico.

La paura dell’abbandono e della solitudine che ha portato l’uomo alla crisi dei valori, nello spasmo consumistico di riempire vuoti con l’esterno, Anat Gov, rivisitando interamente la Bibbia da un punto di vista freudiano, psicanalitico e attuale, nel tipico umorismo yiddish, rende Dio da compassione ad autocommiserazione, sull’orlo di una catastrofica crisi di nervi, ma in grado di riprendere il controllo proprio con la terapia, e non con la violenza che l’ha sempre contraddistinto.

Un Dio senza più poteri, così si spiegano gli ultimi duemila anni di vita umana, Dio che è Satana e Satana che è uomo, un Dio tanto umano come gli uomini pieni di sé, difetto riconducibile all’epoca dei media, che ci ha resi automi affamati di visibilità; un Dio che è malato, e non marxianamente morto, che,
nel rapporto odi et amo con Ella, a cui arriverà ad offrire una mela – più simbolico di questo – guarisce, privandosi dei suoi poteri per l’uomo, che è lui a sua volta a soffrire della malattia avida del potere.

Ella e Dio si abbracciano, nell’Amore ritrovato, con l’uomo, con la donna, e piove, sui ricordi millenari e le sciocche creazioni di un Dio che si sentiva solo.

La vita continuerà, fuori dalla scenografia, sotto ai riflettori, con le note non più sgraziate del violino del figlio, ma magiche, vive, vere, speranza per il genere umano, a significare che basta credere, in Dio o meno, per realizzare la vita.

Teatro Vittoria
fino al 4 dicembre 2011
biglietto ridotto per studenti universitari.

Chiara Bonome

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