• Google+
  • Commenta
7 novembre 2011

Omaggio ad Allen Mandelbaum, il piu’ grande traduttore inglese di Dante

Se Dante Alighieri è il poeta per eccellenza della cultura e letteratura italiana, l’America ne è rimasta sempre affascinata, studiando nei propri licei e nelle proprie accademie il poeta fiorentino. Il 27 ottobre si è spento nel capoluogo della Contea di Forsyth Winston-Salem, il poeta statunitense e critico letterario Allen Mandelbaum, riconosciuto come uno dei più grandi traduttori nella lingua inglese delle opere letterarie italiane, in particolare de La Divina Commedia, il poema scritto dal Poeta tra 1304 e il 1321.

Il professor Mandelbaum si è spento all’età di 85 anni. Durante la sua vita insegnò letteratura italiana alla Wake Forest University, nel North Carolina, successivamente alla City University of New York per poi approdare proprio nell’Italia da lui amata, insegnando all’Università di Torino, nella nazione che è nave sanza nocchiere in gran tempesta, così come recita il VI canto del Purgatorio dantesco.

Un lavoro certosino quello del traduttore e appassionato del poema dantesco, se pensiamo che per avere una traduzione integrale e fedele al testo impiegò più di 40 anni di lavoro. L’inferno tradotto in inglese vide la luce nel 1980, il Purgatorio nel 1982 e il Paradiso altri due anni più tardi.

Nelle università americane è stata adottata la traduzione di Allen Mandelbaum, “An exciting, vivid Inferno by a translator whose scholarship is impeccable, così come uno dei tanti giornali all’epoca, il Chicago Magazine, titolò all’uscita del primo volume tradotto della trilogia dantesca.

Exactly what we have waited for these years, a Dante with clarity, eloquence, terror, and profoundly moving depths” è stato invece il commento, molti anni fa, di Robert Fagles della Princeton University.

Paradiso II, 31–42

Pareva a me che nube ne coprisse

Lucida, spessa, solida e polita,

Quasi adamante che lo sol ferisse.

Per entro sè l’eterna margarita

Ne recepette, com’acqua recepe

Raggio di luce, permanendo unita.

S’io ero corpo, e qui non si concepe

Com’una dimension altra patio,

Ch’esser convien se corpo in corpo repe,

Accender ne dovrìa più il disio

Di veder quella Essenza in che si vede

Come nostra natura e Dio s’unìo.

Traduzione di Allen Mandelbaum :

It seemed to me that we were covered by
a brilliant, solid, dense, and stainless cloud,
much like a diamond that the sun has struck.

Into itself, the everlasting pearl
received us, just as water will accept
a ray of light and yet remain intact.

If I was body (and on earth we can
not see how things material can share
one space—the case, when body enters body),
then should the longing be still more inflamed
to see that Essence in which we discern
how God and human nature were made one.

Danilo Ruberto

Google+
© Riproduzione Riservata