• Google+
  • Commenta
7 novembre 2011

Perché scegliere Sciences Politiques: il racconto di una studentessa italiana a Parigi

Dopo un anno di Erasmus a Parigi Clara Crimella ha deciso di restare, iscrivendosi al Master di Sciences Politques. Nell’articolo “Cos’è Sciences Po” (http://www.controcampus.it/spip.php?article25372 ) abbiamo tracciato il profilo di questa prestigiosa Università francese. Pubblichiamo ora il racconto dell’esperienza universitaria all’estero di questa studentessa iscritta da quasi due anni a Sciences Po.

Clara si è laureata nel luglio 2010 in Filosofia politica all’Università la Sapienza di Roma, con una tesi sulla « Democrazia in America », opera di Alexis de Tocqueville.
L’esigenza di completare gli studi con una formazione più professionalizzante è stata decisiva per la scelta del Master di Sciences Po « Affaires Internationales », percorso « Sécurité Internationale ». Indirizzarsi verso Sciences Po deriva non soltanto dalla certezza di approdare ad un’istituzione di ricerca e formazione d’eccellenza, ma anche dalla volontà di toccare la sua dimensione multiculturale e un ambiente di lavoro bilingue (francese e inglese).

Come essere ammessi a Sciences Po ?

“Il processo di selezione per gli studenti stranieri è diverso rispetto a quello per gli studenti francesi” ci dice Clara. “Per i primi infatti non c’è nessun esame da sostenere. Si deve presentare un dossier nel quale accludere le valutazioni degli ultimi anni di liceo e di università, i certificati di lingua straniera conseguiti, i brevetti degli sport effettuati, ogni genere di attività extrascolastica (volontariato, scoutismo, impegno in un’associazione o in politica), stage o esperienza lavorativa. Fornire quindi qualsiasi documento che testimoni la “formazione completa” dello studente. Non si ricerca il profilo dello studente perfetto, ma piuttosto quello della persona curiosa, determinata, capace di mettersi in gioco nella società”.


La scuola: caratteristiche e metodo

Sezionare Sciences Po in aggettivi significherebbe parlare di un’università internazionale, dinamica, all’avanguardia, formativa nel senso più ampio del termine, stimolante, un po’ stressante, esigente in termini di fatica, ma fonte di grande soddisfazione.
“Il livello di insegnamento è alto, i professori sono spesso politici, diplomatici, militari, giornalisti, personaggi noti della cultura francese ed internazionale. Conferenze, dibattiti e convegni con personaggi di spicco della scena internazionale vengono organizzati settimanalmente su tematiche di attualità ed emergenze dei nostri giorni”, spiega Clara.

Il metodo è molto diverso da quello utilizzato nelle università italiane. La frequenza è obbligatoria per ogni corso, la valutazione finale è data dalla media delle numerose prove svolte durante l’anno sotto la modalità del “controllo continuo” e quella dell’esame finale”.

I costi

“La retta è attorno ai 12.000 euro annui. I costi variano a seconda del reddito familiare dei singoli studenti (come nelle università italiane). Oltre alle borse di studio destinate a studenti francesi e stranieri provenienti da famiglie meno abbienti, ne esistono altre non esclusivamente meritocraticatiche che vengono assegnate agli studenti provienti da determinati paesi considerati “in via di sviluppo” o “sviluppati” ma con un costo della vita di molto inferiore a quello europeo. Inoltre gli studenti provenienti dagli Stati Uniti e dal Canada pagano il massimo della retta indipendentemente dal loro reddito familiare per una questione di competitività : Sciences Po compete a livello mondiale e le rette francesi rispetto a quelli delle principali universitaà e college americani sono comunque significativamente più basse”.

Il bilancio che si può trarre dal racconto di Clara è senza dubbio positivo: “un ambiente internazionale (gli alunni arrivano da ogni angolo del pianeta, occasione per conoscere culture diverse dalla propria, crescere, imparare l’importante valore dell’accoglienza dell’altro, condividere i propri interessi e i propri ideali) ed estremamente dinamico (oltre ai regolari corsi accademici quasi tutti gli studenti fanno parte di associazioni sportive o culturali interne alla scuola)” .

Una differenza fondamentale rispetto alle Università italiane salta all’occhio: “la scuola incoraggia gli alunni a cercare di inserirsi nel mondo del lavoro fin da “giovani” chiedendo loro di svolgere una serie di stages e/o internships”. E questo non è poco.


Benedetta Michelangeli

Google+
© Riproduzione Riservata