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13 novembre 2011

Salviamo la lingua italiana: adotta una parola!

Nell’epoca dei social network, sms, email, chat, applications, l’italiano si perde nell’inglese hi-tech, nelle abbreviazioni, nel linguaggio gergale giovanile e non.

Preoccupazione dei linguisti, che dovrebbe essere condivisa non solo da studiosi e appassionati del linguaggio, è la disastrosa modifica e conseguente apocalittica scomparsa di termini propri della nostra lingua, dalla struttura complessa perfettamente articolata ed ancorata a così antiche origini.

Per intervenire attivamente in questo scenario di depauperamento linguistico e lessicale, la Società Dante Alighieri, in accordo con quattro dei più importanti dizionari dell’uso dell’italiano contemporaneo, ha promosso una campagna di adozione di parole italiane già cadute o sul punto di cadere in disuso, per sensibilizzare i parlanti all’uso corretto e consapevole dei termini, favorirne la diffusione e la conoscenza, controllarne l’impiego effettivo e quotidiano, promuovere il valore della varietà espressiva all’interno della comunicazione globale.

Adotta una parola è un’iniziativa dal valore simbolico, che offre l’opportunità di scegliere un termine in base a considerazioni del tutto personali (affettività, indole caratteriale, variazione diastratica e diafasica, …) e diventa una vera e propria missione culturale e civile, all’interno di una lingua, quella italiana, il cui lessico fondamentale conta all’incirca duemila parole su un numero incredibilmente maggiore a disposizione.

Per aderire all’iniziativa occorre andare sul sito internet della Società, selezionare uno dei quattro dizionari, scegliere la parola designata e richiederne l’adozione, motivando, facoltativamente, la propria scelta.

Tutti i partecipanti dovranno sottoscrivere una dichiarazione simbolica in cui si impegnano a custodire, promuovere e quindi usare in prima persona la parola adottata il più possibile per un anno, in seguito alla quale riceveranno una e-mail di conferma e un certificato elettronico di avvenuta adozione.

Con la speranza di sentire, camminando per strada, i termini più stravaganti e mai ascoltati, per avvicinarsi e chiedere con curiosità: “Scusi, signore, cosa ha detto?”.

Chiara Bonome

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