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23 novembre 2011

Scrivanie d’oro e bocche cucite alla Sapienza

“Con oltre 700 anni di storia e 143mila studenti, la Sapienza è la prima università in Europa.”
Un proclama fiero e solerte che campeggia sulle pagine del sito della Sapienza Università di Roma.

Settecento anni di storia e di contraddizioni, ma anche di proteste e di rivoluzioni che hanno portato il primo ateneo romano ad essere classificato come ribelle, “rosso” scrive addirittura Libero.

Una ribellione cieca, a tratti falsa, dominata dalle circostanze, dai problemi nazionali e di risonanza mediatica. Una ribellione che in questi anni è diventata scenografica, fredda, scaduta ormai nella normalità.

“Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città” è lo slogan utilizzato da studenti medi e universitari da molti anni, l’hanno cantato intere generazioni, a cominciare dalla mia. E se ci bloccano il presente? Stiamo zitti e mosca, mettiamo la coda fra le gambe e soccombiamo al comandato, d’altronde noi siamo impotenti, “tutti vogliono la rivoluzione, ma in piazza ci trovi quattro persone” canta un rapper emergente della scena underground romana. Ed è così, purtroppo.

Capita, in quel di Piazzale Aldo Moro, che qualcuno, in barba alla crisi, ai tagli e a tutte le belle storielle dell’Italia contemporanea, decida di far ristrutturare una auletta consiliare nel palazzo del Rettorato. E fin qui niente di male.

Capita anche che per la ristrutturazione di quell’auletta si spendano 3 milioni e 689 mila euro, senza alcun bando di gara per l’assegnazione dei lavori, utilizzando alcuni stratagemmi che dal momento dell’appalto al momento della consegna dei lavori (arco di tempo di circa 3 anni), hanno fatto lievitare la somma come un panettone in forno (per rimanere in tema pre-Natalizio).

Che dire, tanti complimenti per il gusto, un pò spavaldo forse, nella scelta degli arredamenti e delle attrezzature: una cattedra-scrivania da ben 48 mila euro, arredi di lusso, pavimento di un marmo pregiato unico al mondo nel suo genere, impianto di diffusione sonora di ultima generazione, tanto hi-tech e tanto benessere per quella che è solo l’auletta consiliare del direttore amministrativo.

Sicuramente non ha saputo apprezzarne il valore estetico la magistratura, che sta indagando nei confronti di sette persone, tra impiegati e tecnici, che potrebbero finire presto sotto processo. Anche perchè oltre ai materiali si è sperperato molto anche sugli onorari, anche essi con cifre a più zeri.

Dunque aulette d’oro e bocche cucite.

Per bocche cucite stiamo parlando di quelle della radio di Ateneo che, come è ormai noto, non solo ha cessato tutte le attività, ma è anche caduta nel dimenticatoio pubblico, ovvero sia istituzionale che studentesco.

In effetti sembra che nonostante gli appelli di molti personaggi di spicco del mondo dello spettacolo, da Fiorello a Pino Scotto, e la risonanza mediatica data alla notizia da quotidiani nazionali, il tutto sia stato soffocato in breve tempo nel nulla. Nessuno di quei studenti “ribelli” di cui a volte la webradio stessa è stata accusata di esserne portavoce ha mosso un dito. Nessuno nei piani alti di Sapienza, Comune, Regione, Rai, ha teso una mano. Addirittura le altre webradio (che, diciamocelo chiaro e tondo, molto spesso hanno visto con invidia Radio Sapienza e ne hanno desiderato la testa sul vassoio d’argento) hanno reagito con sufficienza o addirittura indifferenza.

Le trasmissioni restano ferme, la formazione degli studenti che vi prestavano attività (in forma completamente gratuita) è andata a farsi benedire, la struttura che accoglieva gli studi è chiusa ad accumulare quintali di polvere, i progetti di collaborazione a livello nazionale (ad esempio la partecipazione al network di RadUni e la collaborazione con l’emittente in FM m2o) sospesi a tempo indeterminato, ma attenzione: sul sito della Sapienza c’è ancora una pagina di descrizione delle attività della radio di Ateneo. Dunque la Sapienza si vanta di qualcosa che, allo stato attuale non ha più, e se non lo ha più lo deve solo ed esclusivamente a se stessa.

E’ stato più volte affrontato il discorso economico, secondo il quale per effetto dei tagli dei finanziamenti alle Università le spese di mantenimento di una web radio sarebbero insostenibili per l’Ateneo. In passato è stato già spiegato da diverse parti che in realtà, data l’esigua somma (2mila euro per farla grossa), la giustificazione addotta era molto poco convincente, ma per non stare qui a far chiacchiere bisogna affidarsi a documenti ufficiali, come i Bilanci di Ateneo.

E così è facile rendersi conto che tra l’altro non c’è mai stata nessuna voce di spesa collegata o collegabile direttamente alla gestione, manutenzione o mantenimento di Radio Sapienza, probabilmente ricompresa, come ovvio che sia, sotto i vari laboratori universitari.

Ma il Bilancio di Ateneo ci fornisce anche molti ulteriori spunti di riflessione. Senza addentrarci troppo nell’analisi delle varie voci, altrimenti spunterebbe fuori che nel 2011 si sono già spesi quasi 342mila euro per la pubblicità, quando la radio di Ateneo era uno dei canali di comunicazione e promozione di eccellenza ed era a costo zero, passiamo invece ad analizzare subito i totali, anche perchè come diceva il buon Totò “è la somma che fa il totale” e dunque fornisce immediatamente senza troppi giri di parole uno sguardo d’insieme alla situazione.

Da quanto emerge dall’analisi del bilancio, la condizione economica dell’Ateneo romano non è in effetti così florida, nel bilancio di previsione consoldiato del 2011 emerge che le uscite sono di fatto superiori alle entrate (ma anche qui, su molte voci si potrebbe risparmiare efficacemente) e per naturale conseguenza l’avanzo di amministrazione presunto a fine 2011 sarà inferiore a quello del 2010. Ma attenzione, non ci sono assolutamente le condizioni per parlare di condizione deficitaria, soprattutto se analizzata nel contesto di piccole spese, della portata del migliaio di euro. Infatti nelle casse dell’Università si prevede comunuque un avanzo in positivo di 228.386.070,66 euro. Milioni di euro, mica bruscolini. Caro Rettore, e in tutto questo due mila euro per la radio della tua ben amata Sapienza non ci possono uscire?

Mirko Carnevale

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