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20 novembre 2011

Tasse universitarie: caso-pilota a Pavia

Succede a Pavia e già si teme un effetto che coinvolgerà molti altri atenei italiani.

Il Tar della Lombardia ha condannato l’Università di Pavia a risarcire i propri studenti per aver alzato le tasse d’ iscrizione al di sopra dei limiti di legge.

Secondo quanto stabilito, infatti, il totale dei soldi incassati dalle università con le tasse d’ iscrizione non può superare il 20% dei fondi che lo stesso ateneo riceve ogni anno dallo Stato.

L’università lombarda avrebbe sforato dell’ 1,33%, chiedendo ai propri studenti un milione e 700 mila euro in più del dovuto.

Secondo Michele Orezzi, coordinatore dell’Udu, l’Unione degli universitari, che ha promosso il ricorso, la decisione del Tar della Lombardia, in merito al risarcimento degli studenti eccessivamente “tassati”, ha grande valore storico e rivoluzionario.

Non si era svolta alla stessa maniera una vicenda di poche settimane fa, che ha coinvolto l’Università di Firenze: in quel caso il Tar della Toscana ha respinto l’ esposto di un gruppo di studenti.

Così la sentenza ai danni dell’Università di Pavia assume in questo contesto un’importanza rilevante.

Secondo il pro rettore Lorenzo Rampa il 20% non sarebbe stato superato per l’ aumento delle tasse, ma per il taglio dei soldi trasferiti dallo Stato. Il 2009-2010, infatti, è stato l’ anno della Gelmini-Tremonti, con un calo del 3,87% al cosiddetto fondo di finanziamento ordinario, quello destinato all’università.

La situazione dell’Università di Pavia, quindi, a seguito del calo, sarebbe un caso alquanto comune nel panorama degli atenei italiani.

La questione è stata toccata anche nella prima lettera inviata all’ Unione europea del governo Berlusconi. Il documento di impegni, adesso ereditati dal governo Monti, dice che «si accresceranno i margini di manovra nella fissazione delle rette d’ iscrizione». Il 20% quindi potrebbe essere aumentato, con un’unica nota a margine: «l’ obbligo di destinare una parte dei maggiori fondi a beneficio degli studenti meno abbienti».

Dopo il fallimento dell’ ultimo governo Prodi con il Patto per l’ università firmato da Fabio Mussi e Tommaso Padoa- Schioppa, che proponeva di alzare la soglia al 25%, adesso la questione è nelle mani del nuovo ministro dell’ Istruzione, Francesco Profumo.

Serena Calabrò

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