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27 novembre 2011

UniBo e Punto Europa di Forlì ragionano sull’etica della differenza sessuale

A Forlì prosegue il seminario “Le donne italiane non sanno usare i loro diritti. Pari dignità per una reale democrazia”: martedì 29 novembre la professoressa Giuliana Laschi tratterà la questione di genere in Europa e in Italia.Scriveva Carla Lonzi nel 1970: la donna come soggetto non rifiuta l’uomo come soggetto, ma lo rifiuta come ruolo assoluto. Nella vita sociale lo rifiuta come ruolo autoritario. Si trattava dell’avanguardia di una rivoluzione epocale.

Il patriarcato come sistema sociale violento e dominante assunto come parametro universale era al capolinea. Finalmente le donne avevano preso consapevolezza della loro differenza e della necessità della loro libertà, che ancora oggi fonda il suo principiamento in un ordine radicato: la donna non va definita in rapporto all’uomo. L’uomo non è il modello a cui adeguare il processo della scoperta di sè. La donna è l’altro rispetto all’uomo. L’uomo è l’altro rispetto alla donna. Liberarsi non vuol dire accettare la stessa vita dell’uomo, ma esprimere il proprio senso femminile dell’esitenza (Sputiamo su Hegel, ed. Et al., 2010).

Così, la soggettività femminile è entrata prepotentemente nella storia e nella politica con tutta la sua capacità eclettica di essere al mondo. Così, è cambiata la società. Così, dal momento in cui si sono trasformate le donne si sono modificate anche le leggi. La riforma del diritto di famiglia del 1975; la legge sul divorzio, quella sull’aborto; i reati relativi alle violenze sulle donne sono stati classificati come delitti contro la persona e non più come offensivi della morale pubblica: queste sono state le svolte più emblematiche.

Il dibattito femminile alla Costituente su famiglia e lavoro ha ottenuto la codificazione di un principio di grande civiltà contenuto dall’articolo 51 della Costituzione, ossia ha introdotto per la prima volta la parità formale nell’accesso alle pubbliche istituzioni. Con la riforma del 2001 la programmaticità del dispositivo è stata integrata stabilendo che occorre promuovere le pari opportunità in modo che le donne abbiano le stesse possibilità degli uomini.

Del resto, è stata dimostrato che se si introducono strumenti legislativi efficaci e se si sperimentano “azioni positive” mirate si può rompere il “soffitto di cristallo” che impedisce alle donne di raggiungere senza ostacoli e meritevolmente posizioni decisionali e dirigenziali.

Eppure, a molte donne sorge ancora un dubbio: è davvero nella questione di genere e nella scienza giuridica che risiedono i desideri delle donne di oggi? È lì che può compiersi il senso libero dell’essere donna? L’uguaglianza non è, forse, un tentativo ideologico per asservire la donna a livelli più alti? Sempre più spesso emerge come la cooptazione femminile nelle istituzioni risponda in realtà alla necessità della competenza delle donne per riparare ai danni che sta subendo la società per il fallimento di tutti i sistemi speculativi a dominanza prevalentemente maschile.

Ha rilanciato la giornalista Marina Terragni: il mistero dell’essere donna, riconosciuta come “differente”, è un vuoto che rischia di essere saturato da concetti come “buon senso” e “responsabilità”, in contrapposizione alla scelleratezza degli uomini. Quanto a me, non ho la benché minima intenzione di “salvare il mondo”. Ad arginare l’azzardo maschile con la mia assennatezza non ci penso proprio. Semmai a questo punto sento un intenso desiderio del mio proprio azzardo (in rivista, Via Dogana n. 91, Milano, 2010).

Insomma, volere l’uguaglianza è volere troppo poco se essa non si accompagna all’istanza della differenza. Il significare della differenza dell’originalità e dell’eccellenza femminile traina e comporta l’eguaglianza, liberando però quel di più del desiderio femminile che può diventare politico e simbolicamente forte nelle relazioni di condivisione con altre donne, più che con lo strumento del diritto o del potere ricalcato sul modello maschile. Chiedere ed accontentarsi dell’uguaglianza significa fare dell’altro il proprio orizzonte, mentre non c’è orizzonte alla spinta di autorealizzazione di un essere umano (Luisa Muraro, in La politica del desiderio, dvd, ed. L’Altravista, 2010).

Con grande rispetto, e senza nulla togliere all’importanza della politica della parità che ha aperto spazi fondamentali di conoscenza e progresso nella famiglia, nella società e nella formazione, occorre però rimanere radicate, partire sempre da sè, per attivare quel senso critico che fa della propria soggettività e della propria esperienza il motore per negoziare senza mai cedere sui propri desideri e successivamente interloquire con la dialettica istituzionale.

Le donne non sanno far valere i propri diritti? O il diritto non è ancora all’altezza di contenere la complessità di una società ormai mutata, dove donne e uomini, più che complementari sono liberi di confliggere e collaborare?

Ci sono indubbiamente forti resistenze culturali, ma ormai la libertà femminile ha contagiato ogni dimensione dell’esistenza e nel perseguire il comune obiettivo del ribaltamento dei rapporti di forza uomo-donna è necessario impegnarsi in un lavoro che non è indolore, che va condiviso, poichè la responsabilità del cambiamento di prospettiva si può affrontare coltivando la sapienza di una comunicazione viva tra donne e uomini disposti a fare la differenza.

Come ha intuito la filosofa statunitense Martha Nussbaum la partita più che sul terreno del diritto si agisce nel campo della conoscenza. Ne va anche della democrazia: come studiare, cosa studiare perchè gli esseri umani imparino ad agire in un contesto flessibile ed in continua trasformazione? La democrazia non vive nel cielo dell’astrazione, non si esporta, non è patrimonio esclusivo dell’Occidente. È un sistema in cui le donne, tutte, ovunque, sono un soggetto imprescindibile (Diventare persone. Donne e universalità dei diritti, Il Mulino, 2011).

La discussione di queste urgenze del presente all’interno dell’Università è una grande sfida ed una rinnovata prospettiva di speranza accordata alle donne e agli uomini di questo tempo perchè possano convivere in pace tra loro, con e oltre il diritto.

CALENDARIO e PROGRAMMA

Laura Testoni

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