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30 novembre 2011

Università: il caso “Classe 14”

La facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Perugia perde oltre 600 iscritti. La motivazione sembra essere l’abbandono degli studi per mancanza di interesse nelle materie.

Il boom del 2001/2002 con oltre 860 matricole al corso si è affievolito fino ad arrivare a un centinaio per l’anno in corso. E pian piano, secondo i dati sulla popolazione studentesca del Ministero dell’Istruzione, i vecchi iscritti in corso e fuori corso stanno abbandonando l’ateneo.

La causa? Gli studenti rispondono che è colpa della crisi economica italiana e dell’“erratapolitica” dell’ateneo: aule strapiene di studenti, lezioni inascoltabili per il brusio, mancanza di apparecchiature idonee e programmi di studio sconnessi.

La crisi economica non ha certo aiutato le famiglie desiderose di poter offrire un futuro nelle città ai figli. Problemi economici e mancanza da parte delle università italiane di garantire borse di studio ai ragazzi meritevoli e bisognosi di aiuti economici.

E’ triste questa realtà italiana, dove si danneggia non solo lo studente, ma il futuro di un paese nel completo caos gestionale. L’insegnamento non del tutto appropriato ha causato un arresto nell’interesse dei giovani, che affermano: “Perché sentire le lezioni di alcuni docenti universitari che leggono testi universitari? Paghiamo delle tasse che non ci risarciscono certo in cultura!”.

La parola mancante è “iniziativa” e il nonsense è ancor più presente nelle specialistiche, completamente inesistenti in alcuni atenei, o ancor peggio ripetitive.

Gli studenti universitari di Scienze della Comunicazione spesse volte si ritrovano a dover dare le stesse identiche materie della triennale. Una perdita di tempo, che non fornisce certamente stimoli allo studente.

A chiudere in bellezza il rapporto università lavoro: tutta teoria e niente pratica. Invece di prendere spunto da paesi come Germania, Francia e Inghilterra in cui il tirocinio avviene in azienda, in Italia ci si chiude dentro finte aziende che elargiscono gratuitamente, troppo spesso, i cfu necessari al conseguimento dell’anno accademico.

C’è chi si iscrive in Giornalismo e non ha mai scritto un articolo, chi in Comunicazione Multimediale e non ha mai acceso un computer e ancora chi fa Marketing e non sa neanche cos’è una strategia d’impresa. Sono questi i futuri lavoratori?

Corsi fantasma, dunque, in cui gli amministratori grazie ai soldi delle numerose iscrizioni universitarie non investono favorendo poli più facoltosi come Medicina e Ingegneria.

L’unica speranza viene riposta nel nuovo Governo con l’augurio che qualcosa possa cambiare, auspicabilmente il prima possibile.

Alessandra Calapà

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